Prime due presentazioni del mio libro appena uscito, con prefazione di Franco Cardini, sulle rivoluzioni arabe, con una profonda analisi della rivoluzione egiziana e dei gruppi, blogger, realtà e partiti di sinistra o islamisti, come i Fratelli Musulmani che sono una realtà talmente radicata, (l'unica organizzazione politica ad avere una struttura ben collaudata e a contare su un ampio consenso popolare) da dover conoscere per forza. Come uomo di sinistra e studioso del mondo arabo credo che sia imprescindibile, anche se può non piacerci, doversi relazionare con questa formazione sociale-religiosa-politica e comprenderla nelle sue varie anime spesso in conflitto tra di loro, per poter capire anche il resto e poter analizzare gli elementi che hanno portato alla caduta di Mubarak (e se é vero che il motore della protesta e della rivolta furono fortunatamente i giovani bloggers laici e di sinistra, é anche vero che poi i Fratelli Musulmani hanno messo un pò il cappello ad una rivoluzione in cui sono arrivati molto tardi e che non condividevano agli inizi). Anche quello che sarà il futuro dell'Egitto passa per i Fratelli Musulmani, le loro divisioni e le nuove alleanze che sorgono a sinistra. Un libro che se ti interessa ti aiuterà ad approfondire realmente la situazione egiziana, aldilà delle semplificazioni giornalistiche, ascoltando e interagendo con uno studioso dell'Egitto e dell'islam politico, che ha vissuto, lavorato e fatto ricerca per 6 anni in Egitto e che non ha padroni e può parlare liberamente senza dover rendere conto a nessuno.
Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta politica. Mostra tutti i post
mercoledì 29 giugno 2011
Prime due presentazioni del mio libro sulla rivoluzione egiziana!
mercoledì 22 giugno 2011
PRESENTAZIONI "ISLAM E DEMOCRAZIA-I FRATELLI MUSULMANI IN EGITTO" di Paolo Gonzaga, prefazione del Prof. Franco Cardini
“ISLAM E DEMOCRAZIA- I FRATELLI MUSULMANI IN EGITTO”
Ananke edizioni, Maggio 2011, Torino.
Sono state fissate le prime date per le prime presentazioni del mio libro “Islam e democrazia-I Fratelli Musulmani in Egitto” a cui ovviamente é invitato ogni lettore fisso o di passaggio di questo blog, il quale é a sua volta pregato di far circolare l'informazione. Intanto faremo 2 date a Milano, entrambe in Via Padova, che esprime tra il meglio dell'associazionismo milanese, che é una via meravigliosa, piena di piccoli tesori, come i luoghi dove farò le prime 2 presentazioni, ed é sicuramente una zona perfetta per parlare di un e il tempo talmente tiranno che si comincia in un modo e si finisce in un'altro completalibro sulle rivolte in Egitto, sui suoi movimenti politici, del passato e del futuro. Un'occasione anche per capire, confrontarsi, per discutere sui tanti temi relativi al rapporto tra islam e laicità, tra vecchie e nuove generazioni nel mondo arabo, per conoscerci maggiormente, visto che siamo tutti paesi bagnati dal Mediterraneo e dovremmo conoscerci vicendevolmente in modo molto più approfondito di quanto non accada oggi. Perciò per passare un'oretta abbondante il 3 luglio e un paio d'ore il 15 Luglio, venite ad una o entrambe le presentazioni (che tanto sono diversissime una dall'altra, perché l'argomento talmente vasto, mente diverso)
3 Luglio 2011 h.16.30 Parco Trotter, Spazio Conferenze- Via Padova 69- Milano (All'aperto)
http://www.fjestival.org/index.php/programma-completo15 Luglio 2011 h.21.00 "Spazio Ligera", presso la grossa sala in basso, del bar "Ligera"
http://www.facebook.com/pages/Spazio-Ligera/96621675016
Riprendendo un mio post precedente, aggiungendo alcune riflessioni e togliendone altre, spendo due parole sul mio libro che verrà presentato.
Il libro "Islam e democrazia - I Fratelli Musulmani in Egitto", con prefazione del famoso studioso medievalista e specializzato nei rapporti Islam-Europa, Franco Cardini, tratta la rivolta egiziana e studia in modo particolare il movimento islamista dei “Fratelli Musulmani”, in quanto unica organizzazione politica ben strutturata e realmente radicata a livello popolare, e nei vari settori della società civile egiziana. Da uomo di sinistra quale sono io, cerco di analizzare le motivazioni del successo di questa organizzazione, e perciò la sua evoluzione storica e ideologica, il ruolo giocato nella “rivoluzione” e quello odierno post rivoluzione. In questo si incrociano le pagine sui movimenti laici e di sinistra che furono il cervello e il cuore della rivoluzione egiziana, e ciò che il lettore potrà scoprire, è che aldilà della retorica dei mass-media ufficiale, esiste una generazione di giovani “ribelli” dei Fratelli Musulmani, che ha disobbedito alla dirigenza e si è alleata con i giovani laici del movimento “6 Aprile”, ( che raccoglie tendenze marxiste, liberali, socialiste o più semplicemente democratiche)creando le premesse per un movimento che cambiasse lo stato delle cose presenti
I primi contatti tra i giovani blogger laici e di sinistra e i giovani blogger religiosi della Fratellanza, avvennero tramite il carcere, dove ebbero modo di conoscersi grazie alla spietata repressione del regime di Mubarak verso chiunque non obbedisse al regime o osasse criticarlo, e di comprendere che le differenze che li separavano erano ben meno di quel che credessero, mentre i punti che li univano erano molti di più di quel che avessero mai pensato. Credo sia questo uno dei passaggi chiave che hanno portato ad una rivolta di popolo, che prima di tutto è stata una rivolta generazionale in un paese dove circa il 70% è costituito da giovani sotto i 30 anni.
Il movimento laico del “6 Aprile” nacque sull’onda della partecipazione e condivisione nelle lotte operaie del distretto industriale di Mahalla (e il 6 Aprile è la data della prima giornata di lotta condivisa tra studenti, giovani, spesso dell’alta borghesia, e gli operai) e fu poi il motore della rivoluzione, in un’inedita alleanza tra giovani dei Fratelli Musulmani e giovani laici. In questo libro troverete come si erano già create le premesse per la rivoluzione con l’esperienza di “Kifaya”, (Ya basta/Ora basta), il primo cartello di opposizione ufficiale al regime di Mubarak, creato nel 2005 tra il rappresentante dell’ala moderata e pragmatica dei Fratelli Musulmani, Dr. Abu al Futtuh, il famoso intellettuale cristiano George Ishaak, alcuni rappresentanti dell’intellighenzia di sinistra, scrittori come ‘Ala al Aswani, e di come la saldatura successiva tra le differenti tendenze politiche contrarie al regime di Mubarak abbiano creato le premesse per la rivoluzione egiziana del 2011.
I Fratelli Musulmani, che per anni hanno costituito l’alibi per il potere di Mubarak, il quale continuava a sopravvivere in funzione di garante del sistema di alleanze internazionali filo-Usa, e di presunto baluardo contro un ipotetico integralismo islamico, spesso identificato proprio con i Fratelli Musulmani, arrivarono in ritardo sulla rivolta. Inizialmente i Fratelli Musulmani erano contrari perché il loro stile conservatore, la loro attitudine al compromesso (tipica delle vecchie generazioni e del gruppo dirigente del movimento), gli impedivano di gettarsi in una rivolta dagli esiti ancora imprevedibili. Se furono coinvolti fu solo perché i giovani del movimento si erano gettati a capofitto nella ribellione al regime di Mubarak.
Per cui si tratta di un libro sulla rivoluzione egiziana e sulle sue dinamiche, sul movimento dei Fratelli Musulmani con cui bisognerà fare i conti in ogni caso nel post rivoluzione, essendo come abbiamo detto l’unica organizzazione di massa, popolare, ben radicata all’interno della società egiziana (oltre che divisa in diverse anime). Da qui la necessaria narrazione su chi sono i Fratelli Musulmani oggi, come sono nati, su quale ideologia poggiano e come potrebbe essere un futuro Egitto in cui questo movimento, vedremo se dall’opposizione o dal governo, avrà inevitabilmente un ruolo centrale. E sempre da qui, l’analisi sulle varie anime che danno vita all’organizzazione islamista, le profonde differenze che attraversano un movimento che è rimasto compatto probabilmente solo per la repressione subita che li ha costretti a fare “blocco unico”, ma che in realtà cela ben maggiori differenze di quelle che vogliano mostrare o che un lettore medio possa pensare. Ora con la decisamente maggiore libertà di espressione presente nella società egiziana, in attesa delle prime elezioni democratiche, stanno fiorendo un gran numero di partiti e partitini. I Fratelli Musulmani hanno già formato il loro partito politico, “Hurriya wa ‘Adala” (Libertà e Giustizia) che subirà la concorrenza però sia di altre formazioni di matrice islamica, come i puristi e letteralisti salafiti, molti dei quali appartenenti alle famose “jamaat islamiyya”, (Gruppi islamici), i moderati ex-Fratelli Musulmani del “Wasat” (Centro), o i mistici sufi che si stanno anche loro radunando in partiti politici, sia delle rinvigorite nuove formazioni laiche e di sinistra, come il Partito Comunista tradizionale, o il “Tajammu’”, di tendenza trotzkista, o i nuovi partiti che i giovani protagonisti della rivoluzione stanno formando, con la loro inesperienza ma anche con la loro enorme passione politica ed il loro enorme coraggio e pragmatismo che hanno permesso alla rivoluzione di vincere e abbattere il tiranno Mubarak. Certo, la strada per la realizzazione di una piena democrazia è ancora lontana, ma i segnali sono tanti, gli egiziani si sentono per la prima volta da decenni, padroni del loro destino e liberi di manifestare le proprie opinioni.
Il libro può essere trovato nelle maggiori librerie o ordinato a me stesso (meglio, io faccio sconti J), per averne una copia o organizzare una presentazione,scrivere a: paologonzaga70@gmail.com
Paolo Gonzaga
Etichette:
Fratelli Musulmani,
internazionale,
islam in Italia,
islamismo,
politica,
presentazioni libro "Islam e democrazia - I Fratelli Musulmani in Egitto
Le carceri che scoppiano, gli enormi danni sociali della legge Fini-Giovanardi e una (in)giustizia di classe.
BASTA CON LA LEGGE FINI-GIOVANARDI SULLE DROGHE!
Spesso sembra che ci siano temi che molti giudicano quasi "improprio" il solo parlarne, o che comunque non toccano la sensibilità della maggioranza delle persone. Il carcere e la droga sono tra questi temi. In fondo, quasi ognuno di noi pensa: "tanto a me non riguarda", ma se tutti noi ci ricordassimo di quella bellissima frase, mi sembra di Rosseau, ma non vorrei sbagliarmi, che invitava a giudicare la civiltà di un paese dal tenore delle sue carceri. La vita in carcere deve riguardare tutti noi, perché chi é dentro sono persone che spesso sono molto più vicine a noi di quel che possiamo immaginare e nel paese alla rovescia che é l'Italia, anche una persona estremamente ligia e onesta, rischia, se non ha a disposizione un bravo ma costoso avvocato, di andarci a finire in quei gironi infernali che sono le carceri italiane oggi. E soprattutto sconvolge che delinquenti patentati che ci governano o che ronzano intorno al potere, ne facciano di ogni tipo, senza mai pagare alcuna conseguenza, mentre un povero giovane come Aldrovandi, o Cucchi, o un padre di famiglia perbene e onesto lavoratore come Branzino possano morire di percosse da parte delle forze dell'ordine o guardie carcerarie, all'interno di una prigione o in distretto o caserma che sia, per reati dove non c'è vittima se non l'arrestato stesso, eventualmente. La Fini-Giovanardi sta mandando in galera migliaia di ragazzi/e, nel nostro paese é in atto una legislazione di emergenza senza che noi lo sappiamo (per "droga" la Polizia può fare tutto, intercettare, pedinare, sfondare porte di case (all'alba in terrorizzate famiglie borghesi o operaie) e può permettersi ampli spazi di libera iniziativa rispetto alle normali procedure.
Posto qui, un importantissimo articolo del bravissimo Franco Corleone sui danni gravissimi portati da quella legge sciagurata voluta dal bigotto fanatico e integralista cattolico, Giovanardi, assieme al suo ex-sodale, Gianfranco Fini (ricordiamocelo a volte chi ha firmato certe leggi....). Le carceri sono sovraffollate, e oltre del 50% dei detenuti lo é per fatti relativi all'uso di droga. Corleone poi ci racconta bene la macelleria sociale in atto nei confronti dei poveri sventurati che hanno l'abitudine di fumare un pò di cannabis, molto più sana secondo tutti gli studi scientifici, rispetto all'invece reclamizzato alcool. Ora perciò aboliamo questa legge infame o riformiamola, ma é necessario che si formi un movimento consapevole che metta ai primi punti dell' suo programma o agire politico, la riforma della legge sulle droghe, con la completa depenalizzazione della cannabis, e con progetti pilota di distribuzione di eroina, morfina, metadone, come stanno facendo numerosi paesi europei, a partire dalla vicina Svizzera. Solo così eviteremo inutili sofferenze, vite stravolte per un grammo di marijuana, proliferare di malattie e morti, sovraffollamento delle carceri e riusciremo davvero a sconfiggere le mafie, che si stanno mangiando l'Italia grazie ai soldi della droga che vendono a prezzi d'oro grazie al proibizionismo!
Droga e carcere, i dati del tracollo
Fonte: Il Manifesto, di Franco Corleone 15/06/2011
Lo zar è nudo, finalmente. I dati del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria confermano i tremendi danni sul carcere che la legge antidroga votata nel 2006 dalle Camere già sciolte ha prodotto nei cinque anni di applicazione e in particolare nel 2010.
Carlo Giovanardi architettò il vulnus istituzionale inserendo il testo proibizionista nel decreto sulle Olimpiadi e il Quirinale purtroppo controfirmò.
Eravamo stati facili profeti a immaginare le conseguenze delle norme punitive introdotte per pura ideologia e a ridicolizzare la retorica salvifica secondo la quale la gravità delle punizioni avrebbe spinto alla cura i tossicodipendenti.
La strage che si compie ogni giorno nelle carceri italiane in termini di violazione della legalità e dei diritti e che va sotto il nome pudico di “sovraffollamento”, non è un accidente naturale, ma ha una causa nella legge criminogena che si appella alla “guerra alla droga”. Veniamo alle cifre.
Al 31 dicembre 2010 il numero dei tossicodipendenti in carcere era di 16.245 detenuti pari al 24% dei 67.961 presenti (la cifra è sottostimata perché mancano i dati di Roma e di altri Istituti minori). Per una valutazione completa del fenomeno, va aggiunto il numero imponente di 27.294 ristretti per violazione dell’art. 73 (detenzione e spaccio) del Dpr 309/90, pari al 40,16% delle presenze.
Il quadro diventa ancora più sconvolgente se esaminiamo i flussi di entrata in carcere in un anno e non le presenze in un giorno. Nel 2010 nelle carceri italiane sono entrati dalla libertà 84.641 soggetti per droga, di questi 24.008 (pari al 28,5%) classificati come tossicodipendenti e 26.141(pari al 29%) per fatti inerenti l’art.73 della legge antidroga.
Ovviamente vi è un margine di sovrapposizione tra le due figure, ma è certo che più del cinquanta per cento degli ingressi e delle presenze in carcere sono dovuti a comportamenti legati alla questione droga che da problema sociale viene di fatto declinata come vicenda criminale.
Dai dati del Ministero dell’Interno (vedi questa rubrica del 18/5 scorso), si ricava che la persecuzione si orienta per il quaranta per cento contro la canapa. Ma chi sono realmente le oltre 27.000 persone in galera a fine 2010? Sono trafficanti e spacciatori? O sono consumatori in possesso di un quantitativo di poco superiore alla soglia stabilita in via amministrativa per trasformare un cittadino in uno spacciatore presunto? Dalla ricerca in profondità eseguita in Toscana, risulta che almeno il 40 per cento degli incarcerati per l’art.73 sono consumatori o al più piccoli spacciatori. Se aggiungiamo le persone segnalate alle prefetture per semplice consumo (quarantamila giovani all’anno, per il 72% fermati con uno spinello!), dobbiamo avere il coraggio di denunciare la violenza su milioni di persone, vittime non della droga ma della war on drugs.
Pochi giorni fa si è svolto un Seminario dei giudici latini, organizzato da Magistratura democratica, che ha denunciato il carattere emergenziale delle leggi proibizioniste e la violazione dei diritti umani; con la conseguenza di un sistema giudiziario sommerso nella repressione della marginalità e debole verso i gravi reati della corruzione politica e dei colletti bianchi. Una giustizia di classe che in Italia è bene espressa dalla legge Cirielli che salva gli incensurati e calpesta i recidivi.
Il bilancio fallimentare della legge Giovanardi deve spingere a raccogliere le sollecitazioni autorevoli della Global Commission on Drug Policy per un cambio di paradigma. Una riforma subito, dunque.
Carlo Giovanardi architettò il vulnus istituzionale inserendo il testo proibizionista nel decreto sulle Olimpiadi e il Quirinale purtroppo controfirmò.
Eravamo stati facili profeti a immaginare le conseguenze delle norme punitive introdotte per pura ideologia e a ridicolizzare la retorica salvifica secondo la quale la gravità delle punizioni avrebbe spinto alla cura i tossicodipendenti.
La strage che si compie ogni giorno nelle carceri italiane in termini di violazione della legalità e dei diritti e che va sotto il nome pudico di “sovraffollamento”, non è un accidente naturale, ma ha una causa nella legge criminogena che si appella alla “guerra alla droga”. Veniamo alle cifre.
Al 31 dicembre 2010 il numero dei tossicodipendenti in carcere era di 16.245 detenuti pari al 24% dei 67.961 presenti (la cifra è sottostimata perché mancano i dati di Roma e di altri Istituti minori). Per una valutazione completa del fenomeno, va aggiunto il numero imponente di 27.294 ristretti per violazione dell’art. 73 (detenzione e spaccio) del Dpr 309/90, pari al 40,16% delle presenze.
Il quadro diventa ancora più sconvolgente se esaminiamo i flussi di entrata in carcere in un anno e non le presenze in un giorno. Nel 2010 nelle carceri italiane sono entrati dalla libertà 84.641 soggetti per droga, di questi 24.008 (pari al 28,5%) classificati come tossicodipendenti e 26.141(pari al 29%) per fatti inerenti l’art.73 della legge antidroga.
Ovviamente vi è un margine di sovrapposizione tra le due figure, ma è certo che più del cinquanta per cento degli ingressi e delle presenze in carcere sono dovuti a comportamenti legati alla questione droga che da problema sociale viene di fatto declinata come vicenda criminale.
Dai dati del Ministero dell’Interno (vedi questa rubrica del 18/5 scorso), si ricava che la persecuzione si orienta per il quaranta per cento contro la canapa. Ma chi sono realmente le oltre 27.000 persone in galera a fine 2010? Sono trafficanti e spacciatori? O sono consumatori in possesso di un quantitativo di poco superiore alla soglia stabilita in via amministrativa per trasformare un cittadino in uno spacciatore presunto? Dalla ricerca in profondità eseguita in Toscana, risulta che almeno il 40 per cento degli incarcerati per l’art.73 sono consumatori o al più piccoli spacciatori. Se aggiungiamo le persone segnalate alle prefetture per semplice consumo (quarantamila giovani all’anno, per il 72% fermati con uno spinello!), dobbiamo avere il coraggio di denunciare la violenza su milioni di persone, vittime non della droga ma della war on drugs.
Pochi giorni fa si è svolto un Seminario dei giudici latini, organizzato da Magistratura democratica, che ha denunciato il carattere emergenziale delle leggi proibizioniste e la violazione dei diritti umani; con la conseguenza di un sistema giudiziario sommerso nella repressione della marginalità e debole verso i gravi reati della corruzione politica e dei colletti bianchi. Una giustizia di classe che in Italia è bene espressa dalla legge Cirielli che salva gli incensurati e calpesta i recidivi.
Il bilancio fallimentare della legge Giovanardi deve spingere a raccogliere le sollecitazioni autorevoli della Global Commission on Drug Policy per un cambio di paradigma. Una riforma subito, dunque.
domenica 19 giugno 2011
Nuovo libro sulla rivoluzione egiziana: "Islam e democrazia - I Fratelli Musulmani in Egitto
E’ finalmente uscito il mio libro “Islam e democrazia- I Fratelli Musulmani in Egitto” con la casa editrice “Ananke” di Torino, in una collana dedicata all’Egitto e al mondo arabo.
“Ananke” è una piccola casa editrice che fa un ottimo lavoro: lascia spazio ad esperti del settore, in base a criteri di reale professionalità e non in base alle apparizioni in Tv. Quando pubblica dei testi sulla città del Cairo e i suoi tesori e ghetti urbani, come nel caso della “città dei morti”, dà la parola ad una antropologa, Anna Tozzi, che ci ha davvero vissuto per alcuni anni nell’enorme cimitero del Cairo, abitato da 2 milioni e passa di persone, detto “città dei morti” e che è stata lì a lungo proprio per studiare profondamente le dinamiche. O quando fa parlare me sulle rivoluzioni arabe e su quella egiziana in particolare, sul ruolo dei movimenti dell’islam politico, a partire dal gruppo più popolare in Egitto dei “Fratelli Musulmani”, sul movimento laico “6 Aprile”, motore della rivolta assieme a migliaia di giovani blogger egiziani di ogni tendenza, inclusi i giovani stessi dei Fratelli Musulmani, fa parlare uno studioso che si è laureato in Arabo a Cà Foscari, con una tesi sui gruppi radicali islamici in Egitto, e che poi ha vissuto 6 anni consecutivamente tra Il Cairo e i suoi ghetti dove gli islamisti esercitano una egemonia culturale indiscussa, passando per la roccaforte islamista nell’”Alto Egitto” di El Minya e poi ancora più a sud, Sohaj, città del sud Egitto dove ho speso 3 anni a periodi alternati, avendo modo di parlare con la gente, (la lingua araba ovviamente non è un problema per me parlandola, leggendola, scrivendola fluentemente ) e studiando la nuova gioventù che sarebbe stata poi quella di Piazza Tahrir, da un luogo privilegiato come il mio impiego da Lettore di Italiano presso la Facoltà di Lingue dell’Università di El Minya, o come operatore umanitario in progetti di cooperazione internazionale a Sohaj, o sempre come insegnante di Italiano presso il Centro di Cultura Italiano del Cairo, o infine come Assistente sociale per il Consolato Italiano al Cairo.
Il mio libro tratta la rivolta egiziana e studia in modo particolare il movimento islamista dei “Fratelli Musulmani”, in quanto unica organizzazione politica ben strutturata e realmente radicata a livello popolare, e nei vari settori della società civile egiziana. Da uomo di sinistra quale sono io, cerco di analizzare le motivazioni del successo di questa organizzazione, e perciò la sua evoluzione storica e ideologica, il ruolo giocato nella “rivoluzione” e quello odierno post rivoluzione. In questo si incrociano le pagine sui movimenti laici e di sinistra che furono il cervello e il cuore della rivoluzione egiziana, e ciò che il lettore potrà scoprire, è che aldilà della retorica dei mass-media ufficiale, esiste una generazione di giovani “ribelli” dei Fratelli Musulmani, che ha disobbedito alla dirigenza e si è alleata con i giovani laici del movimento “6 Aprile”, ( che raccoglie tendenze marxiste, liberali, socialiste o più semplicemente democratiche)creando le premesse per un movimento che cambiasse lo stato delle cose presenti
I primi contatti tra i giovani blogger laici e di sinistra e i giovani blogger religiosi della Fratellanza, avvennero tramite il carcere, dove ebbero modo di conoscersi grazie alla spietata repressione del regime di Mubarak verso chiunque non obbedisse al regime o osasse criticarlo, e di comprendere che le differenze che li separavano erano ben meno di quel che credessero, mentre i punti che li univano erano molti di più di quel che avessero mai pensato. Credo sia questo uno dei passaggi chiave che hanno portato ad una rivolta di popolo, che prima di tutto è stata una rivolta generazionale in un paese dove circa il 70% è costituito da giovani sotto i 30 anni.
Il movimento laico del “6 Aprile” nacque sull’onda della partecipazione e condivisione nelle lotte operaie del distretto industriale di Mahalla (e il 6 Aprile è la data della prima giornata di lotta condivisa tra studenti, giovani, spesso dell’alta borghesia, e gli operai) e fu poi il motore della rivoluzione, in un’inedita alleanza tra giovani dei Fratelli Musulmani e giovani laici. In questo libro troverete come si erano già create le premesse per la rivoluzione con l’esperienza di “Kifaya”, (Ya basta/Ora basta), il primo cartello di opposizione ufficiale al regime di Mubarak, creato nel 2005 tra il rappresentante dell’ala moderata e pragmatica dei Fratelli Musulmani, Dr. Abu al Futtuh, il famoso intellettuale cristiano George Ishaak, alcuni rappresentanti dell’intellighenzia di sinistra, scrittori come ‘Ala al Aswani, e di come la saldatura successiva tra le differenti tendenze politiche contrarie al regime di Mubarak abbiano creato le premesse per la rivoluzione egiziana del 2011.
I Fratelli Musulmani, che per anni hanno costituito l’alibi per il potere di Mubarak, il quale continuava a sopravvivere in funzione di garante del sistema di alleanze internazionali filo-Usa, e di presunto baluardo contro un ipotetico integralismo islamico, spesso identificato proprio con i Fratelli Musulmani, arrivarono in ritardo sulla rivolta. Inizialmente i Fratelli Musulmani erano contrari perché il loro stile conservatore, la loro attitudine al compromesso (tipica delle vecchie generazioni e del gruppo dirigente del movimento), gli impedivano di gettarsi in una rivolta dagli esiti ancora imprevedibili. Se furono coinvolti fu solo perché i giovani del movimento si erano gettati a capofitto nella ribellione al regime di Mubarak.
Per cui si tratta di un libro sulla rivoluzione egiziana e sulle sue dinamiche, sul movimento dei Fratelli Musulmani con cui bisognerà fare i conti in ogni caso nel post rivoluzione, essendo come abbiamo detto l’unica organizzazione di massa, popolare, ben radicata all’interno della società egiziana (oltre che divisa in diverse anime). Da qui la necessaria narrazione su chi sono i Fratelli Musulmani oggi, come sono nati, su quale ideologia poggiano e come potrebbe essere un futuro Egitto in cui questo movimento, vedremo se dall’opposizione o dal governo, avrà inevitabilmente un ruolo centrale. E sempre da qui, l’analisi sulle varie anime che danno vita all’organizzazione islamista, le profonde differenze che attraversano un movimento che è rimasto compatto probabilmente solo per la repressione subita che li ha costretti a fare “blocco unico”, ma che in realtà cela ben maggiori differenze di quelle che vogliano mostrare o che un lettore medio possa pensare. Ora con la decisamente maggiore libertà di espressione presente nella società egiziana, in attesa delle prime elezioni democratiche, stanno fiorendo un gran numero di partiti e partitini. I Fratelli Musulmani hanno già formato il loro partito politico, “Hurriya wa ‘Adala” (Libertà e Giustizia) che subirà la concorrenza però sia di altre formazioni di matrice islamica, come i puristi e letteralisti salafiti, molti dei quali appartenenti alle famose “jamaat islamiyya”, (Gruppi islamici), i moderati ex-Fratelli Musulmani del “Wasat” (Centro), o i mistici sufi che si stanno anche loro radunando in partiti politici, sia delle rinvigorite nuove formazioni laiche e di sinistra, come il Partito Comunista tradizionale, o il “Tajammu’”, di tendenza trotzkista, o i nuovi partiti che i giovani protagonisti della rivoluzione stanno formando, con la loro inesperienza ma anche con la loro enorme passione politica ed il loro enorme coraggio e pragmatismo che hanno permesso alla rivoluzione di vincere e abbattere il tiranno Mubarak. Certo ancora la strada per la realizzazione di una piena democrazia è ancora lontana, ma i segnali sono tanti, gli egiziani si sentono per la prima volta da decenni, padroni del loro destino e liberi di manifestare le proprie opinioni.
Il libro può essere trovato nelle maggiori librerie o ordinato a me stesso (meglio), per averne una copia o organizzare una presentazione, scrivere a: paologonzaga70@gmail.com
Paolo Gonzaga
giovedì 9 giugno 2011
San Precario invita a votare 4 SI ai referendum! Per la difesa dei beni comuni!!!
Interrompo per il momento il discorso sulle "droghe", perché urge l'argomento dei 4 referendum. Tantissime sono state le realtà, i movimenti, le associazioni, i comitati (gli stessi ComitatixPisapia hanno lavorato come durante la campagna elettorale del trionfo del nostro amato Giuliano)...che si sono impegnati e si stanno impegnando per la vittoria dei SI ai referendum, e ovviamente per il raggiungimento del quorum, che é il primo obiettivo. In mezzo alle tante realtà che si sono mosse davvero, tra le più care a me, c'è il partito di Sinistra Ecologia Libertà, che si é mobilitato massicciamente, coerentemente con i propri principi fondanti, impiegando decine e decine di volontari. Ma non é di Sel che voglio parlare oggi, ma del collettivo della rete di San Precario, che é il collettivo a cui mi sento più vicino e affine nell'analisi e nella sintesi. San Precario é il soggetto politico che più sta centrando l'analisi sull'attuale composizione di classe, sui mutamenti profondi nel paradigma produttivo, sulle nuove bio-politiche, sul passaggio dal fordismo al post-fordismo, sui nuovi meccanismi di dominio e di sabotaggio, sulle nuove forme di lotta, concentrandosi sul tema centrale della precarietà, sui nuovi bisogni e sul nuovo welfare. E se guardiamo bene, sono tutti temi strettamente legati ai beni comuni, come l'acqua, l'ambiente, il diritto alla salute, l'uguaglianza degli esseri umani (legittimo impedimento). Perciò voglio riprendere e lanciare per tutta la rete questo bellissimo e significativo post, preso dal sito di San Precario, dove San Precario invita a votare ai referendum con 4 SI! Ascoltiamo la voce del Santo Protettore di tutti noi, perché il precariato é ormai una condizione esistenziale, e andiamo a votare in massa, perché se siamo tutti precari, facciamo che almeno il sole, l'acqua, e i beni comuni non diventino precari, rimangano per sempre beni comuni! Così come, concetti che dovrebbero essere scolpiti sulla roccia dell'eternità, come l'uguaglianza tra esseri umani tirata in ballo dall' (il)legittimo impedimento, attraverso cui un uomo si dichiara più uguale degli altri (sembrava una follia pessimistica quella di Orwell, in Italia con Berlusconi si é tramutata in realtà, neo-lingua inclusa, vedi la parola "moderati") non possano più essere messi in discussione e si stabilisca una volta per tutte che gli esseri umani sono uguali per diritti e doveri. Lascio ora la parola a San Precario:
Crediamo che nei referendum del 12 e 13 giugno prossimi ci siano due piani che si intersecano.
Il primo è quello sostanziale: da sempre sosteniamo che la precarietà sia ormai una condizione pervasiva ed esistenziale e non già solo lavorativa, ma legata ad aspetti quali la mobilità, i territori, la casa e gli affetti.
Di conseguenza, abbiamo sempre rivendicato diritti generalizzati legati anche all’accesso ai beni comuni.
Per questo l’idea stessa che un bene assolutamente primario e irrinunciabile come l’acqua diventi fonte di profitto ad appannaggio di soggetti privati per noi è semplicemente inaccettabile.
Il secondo piano è quello formale: troviamo vagamente irritante che, in questa repubblica delle
banane in cui l’arroganza populista del potere si riempie sempre la bocca di parole quali “volontà popolare”, quello stesso potere faccia di tutto per sabotare una delle rare occasioni in cui ci può essere un’espressione diretta di tale volontà, senza mediazioni.
banane in cui l’arroganza populista del potere si riempie sempre la bocca di parole quali “volontà popolare”, quello stesso potere faccia di tutto per sabotare una delle rare occasioni in cui ci può essere un’espressione diretta di tale volontà, senza mediazioni.
San Precario dunque va ai referendum e si impegna a sostenere tutte le reti della società civile che sono impegnate in questa battaglia.
martedì 7 giugno 2011
Notizia ufficiale: La guerra globale alla droga "e' fallita" e i Paesi del mondo dovrebbero valutare l'ipotesi di legalizzare la marijuana, per indebolire la criminalita' organizzata. Sono le raccomandazioni contenute nel rapporto della Commissione globale per le politiche sulla droga, di cui fanno parte Kofi Annan e numerosi ex capi di Stato, in cui si esorta a trattare la droga come una "questione sanitaria".
Come sa chiunque abbia attraversato questo blog, l'antiproibizionismo é uno dei temi che più ci stanno a cuore per numerose ragioni. Prima fra tutte che la proibizione é la politica "dello struzzo", che mette la testa sotto la rassicurante sabbia costituita da divise, tribunali e prigioni, per evitare di affrontare pragmaticamente un problema che é la prima fonte di entrata delle organizzazioni criminali organizzate e non, che causa sofferenze indicibili a milioni e milioni di persone, vittime in forma diretta o indiretta di un mercato nero che fa valere cento volte più dell'oro dei prodotti naturali spesso raffinati chimicamente, che se non fossero proibiti non varrebbero quasi nulla. E non solo varrebbero ben poco ma il loro uso non sarebbe più di massa e non provocherebbe le problematiche di esclusione sociale, di un apparato giudiziario ingolfato dal proibizionismo, il sovraffollamento delle prigioni, il suicidio di adolescenti arrestati e sbattuti in cella per una o dei sigarette di un'erba che cresce naturale, come Dio, il Caso, la Saggezza Universale.... hanno voluto che crescesse spontanea ovunque nel mondo, con immense proprietà curative. Così come non dovremmo più perdere amici e fratelli a causa delle schifezze che un disperato spacciatore ha immesso nella sostanza, che di per sé ben raramente ucciderebbe, o alla criminalizzazione di un calmante come l'oppiaceo che se non ci fosse dovrebbe essere inventato, visto che é una delle poche cose che davvero calmino il dolore fisico umano, e quando ci sono persone che hanno la vita rovinata da quel dolore dovrebbero poter assumere senza problemi qualsiasi sostanza loro sentano farli stare meglio. Comunque la notizia é che finalmente sembra che se ne stiano accorgendo anche nei luoghi che contano, che il proibizionismo é un fallimento e che nuove e più liberali poliiche devono essere seguite, legalizzando la cannabis e derivati e sperimentando progetti di "riduzione del danno" sulle cosiddette "droghe pesanti", a partire dall'eroina. Ecco un articolo meraviglioso tratto da fuoriluogo.it, ottimo sito dove trovare di tutto sul mondo delle "droghe" e delle carceri, che ci racconta cosa sta succedendo nei luoghi dove si decidono le politiche mondiali sulle sostanze psicotrope.
dal sito:http://www.fuoriluogo.it
La 'war on drugs' e' fallita. Appello della Global Commission
Fonte: Notiziario Aduc 03/06/2011
La guerra globale alla droga "e' fallita" e i Paesi del mondo dovrebbero valutare l'ipotesi di legalizzare la marijuana, per indebolire la criminalita' organizzata. Sono le raccomandazioni contenute nel rapporto della Commissione globale per le politiche sulla droga, di cui fanno parte Kofi Annan e numerosi ex capi di Stato, in cui si esorta a trattare la droga come una "questione sanitaria".
Per il rapporto serve un nuovo approccio per ridurre il consumo che sostituisca la strategia di criminalizzazione delle droghe e l'arresto dei consumatori. In sostanza, "vanno cambiati radicalmente i sistemi usati finora dagli Stati e dagli organismi internazionali per contrastare la tossicodipendenza" e "i tossicodipendenti devono essere trattati come pazienti". Queste le conclusioni ufficializzate oggi in una conferenza stampa a New York.
"Le conclusioni e le proposte che vengono dalla 'Global Commission on drug policy' confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, il fallimento delle politiche proibizioniste". E' quanto sottolinea il segretario dei Radicali, Mario Staderini,per il quale "il proibizionismo non funziona e non conviene, provocando immensi costi civili, economici, e sociali; e' una forma di repressione sociale di massa che garantisce fiumi di denaro a terrorismo e narcomafie".
Staderini, a tal proposito, ricorda che "solo in Italia sono oltre 20 i miliardi di euro assicurati alla criminalita' dalla droga proibita, mentre quattro milioni sono i consumatori trasformati in criminali, 250.000 gli spacciatori e 28.000 i detenuti per violazione della legge sugli stupefacenti. Da anni - lamenta il segretario radicale - questi dati non possono essere conosciuti e discussi dall'opinione pubblica".
"Sono totalmente disinformati, non e' vero che la lotta al consumo di droga e' fallita": cosi' il sottosegretario con delega alle tossicodipendenze Carlo Giovanardi commenta all'ANSA il rapporto della Commissione globale per la politica sulla droga.
"Il contrasto alla tossicodipendenza - spiega Giovanardi - ha tenuto il consumo, pur sempre preoccupante, a percentuali neanche lontanamente paragonabili, ad esempio, a quella di sostanze come il tabacco. Come spesso viene ricordato, all'inizio del '900 il consumo di droga era molto piu' alto di quanto sia adesso". Inoltre, continua, "questi signori sono rimasti indietro, gli sono sfuggiti i progressi delle neuroscienze che hanno mostrato i danni cerebrali provocati dalle sostanze stupefacenti, dall'eroina e dalla cocaina ma anche dai derivati della cannabis".
"L'idea che ci sia la possibilita' di drogarsi e di andare in giro 'fatti', provocando incidenti stradali, danni a terze persone, danni sanitari - continua - non sta ne' in cielo ne' in terra. Nelle conferenze internazionali non c'e' traccia di posizioni come questa. Nessun paese al mondo la assume, e i pochi paesi tolleranti come l'Olanda stanno facendo marcia indietro sull'uso della cannabis". "E poi che vuol dire legalizzare? Che si puo' dare la droga ai ragazzini, che la si puo' diffondere nelle scuole? Un recente studio statunitense fatto su un milione di giovani dimostra che quando c'e' allarme sui danni provocati dalla droga il consumo cala, mentre quando vengono trasmessi messaggi tolleranti i consumi aumentano" conclude il sottosegretario.
"E' sulla scia del documento della Fondazione Drug and Democracy degli ex presidenti sudamericani, uscito un anno fa, che proponeva un cambio di paradigma rispetto alla questione droga": cosi' Franco Corleone, segretario di Forum Droghe, commenta il rapporto.
Secondo Corleone - che insieme a Grazia Zuffa ha curato l'edizione italiana del volume della Fondazione inglese Transform "Dopo la guerra alla droga. Un piano per la regolamentazione legale delle droghe" - e' una linea "che si sta sviluppando e che in Italia come Forum Droghe sosteniamo da anni". "Solo i ciechi - spiega - possono continuare a perseguire una linea come quella della guerra infinita. Occorre immaginare nuove politiche. Nel libro c'e' un piano di legalizzazione di tutte le droghe, ovviamente una regolamentazione non anarchica e diversa a seconda delle sostanze".
"Nel mondo - continua Corleone - anche persone che in passato hanno avuto responsabilita' di governo, e non quindi militanti dei centri sociali, si pongono il problema che questa politica e' solo a vantaggio delle organizzazioni criminali, produce danni alla salute dei giovani (perche' si continuano a diffondere sostanze non controllate e pericolose) e una implementazione del sistema penale che provoca emarginazione e riempie le carceri di consumatori e tossicodipendenti. Questo vale in primo luogo per Italia, che e' alla retroguardia di tutto" conclude.
“Verrà un giorno in cui Giovanardi, Gasparri e Meluzzi dovranno andare in comunità per disintossicarsi dal proibizionismo.” E’ con questa irriverente profezia che il presidente di Radicali Italiani, Silvio Viale, saluta le conclusioni della Commissione globale per la politica sulla droga, il cui rapporto verrà presentato oggi a New York e che raccoglie le posizioni che Marco Pannella e i radicali sostengono da decenni.
Silvio Viale, che è stato eletto al Consigliere Comunale di Torino nel gruppo del PD, ha dichiarato:
“Si tratta di prendere atto dei danni causati delle politiche proibizioniste che continuano ad alimentare una spirale impotente tra i business della droga e dell’antidroga. Non si tratta di negare trattamenti adeguati ma di evitare un danno maggiore per i consumatori e per la società. Di certo dopo il rapporto della Commissione globale per la politica sulla droga nulla potrà rimanere come prima. Del resto il famigerato “kit antidroga gratuito” di Milano non ha portato gran fortuna alla Moratti. In attesa di auspicabili sviluppi legislativi, mi aspetto che si riduca l’ostilità verso le proposte di politiche di riduzione del danno, come ad esempio le narcosale, evitando di limitarsi ad un ciclico abbaiare contro il Tossic Park di turno. In assenza di iniziative legislative adeguate occorre creare subito Agenzie Comunali e Regionali per la riduzione del danno.
"Le conclusioni e le proposte che vengono dalla 'Global Commission on drug policy' confermano, se ancora ce ne fosse bisogno, il fallimento delle politiche proibizioniste". E' quanto sottolinea il segretario dei Radicali, Mario Staderini,per il quale "il proibizionismo non funziona e non conviene, provocando immensi costi civili, economici, e sociali; e' una forma di repressione sociale di massa che garantisce fiumi di denaro a terrorismo e narcomafie".
Staderini, a tal proposito, ricorda che "solo in Italia sono oltre 20 i miliardi di euro assicurati alla criminalita' dalla droga proibita, mentre quattro milioni sono i consumatori trasformati in criminali, 250.000 gli spacciatori e 28.000 i detenuti per violazione della legge sugli stupefacenti. Da anni - lamenta il segretario radicale - questi dati non possono essere conosciuti e discussi dall'opinione pubblica".
"Sono totalmente disinformati, non e' vero che la lotta al consumo di droga e' fallita": cosi' il sottosegretario con delega alle tossicodipendenze Carlo Giovanardi commenta all'ANSA il rapporto della Commissione globale per la politica sulla droga.
"Il contrasto alla tossicodipendenza - spiega Giovanardi - ha tenuto il consumo, pur sempre preoccupante, a percentuali neanche lontanamente paragonabili, ad esempio, a quella di sostanze come il tabacco. Come spesso viene ricordato, all'inizio del '900 il consumo di droga era molto piu' alto di quanto sia adesso". Inoltre, continua, "questi signori sono rimasti indietro, gli sono sfuggiti i progressi delle neuroscienze che hanno mostrato i danni cerebrali provocati dalle sostanze stupefacenti, dall'eroina e dalla cocaina ma anche dai derivati della cannabis".
"L'idea che ci sia la possibilita' di drogarsi e di andare in giro 'fatti', provocando incidenti stradali, danni a terze persone, danni sanitari - continua - non sta ne' in cielo ne' in terra. Nelle conferenze internazionali non c'e' traccia di posizioni come questa. Nessun paese al mondo la assume, e i pochi paesi tolleranti come l'Olanda stanno facendo marcia indietro sull'uso della cannabis". "E poi che vuol dire legalizzare? Che si puo' dare la droga ai ragazzini, che la si puo' diffondere nelle scuole? Un recente studio statunitense fatto su un milione di giovani dimostra che quando c'e' allarme sui danni provocati dalla droga il consumo cala, mentre quando vengono trasmessi messaggi tolleranti i consumi aumentano" conclude il sottosegretario.
"E' sulla scia del documento della Fondazione Drug and Democracy degli ex presidenti sudamericani, uscito un anno fa, che proponeva un cambio di paradigma rispetto alla questione droga": cosi' Franco Corleone, segretario di Forum Droghe, commenta il rapporto.
Secondo Corleone - che insieme a Grazia Zuffa ha curato l'edizione italiana del volume della Fondazione inglese Transform "Dopo la guerra alla droga. Un piano per la regolamentazione legale delle droghe" - e' una linea "che si sta sviluppando e che in Italia come Forum Droghe sosteniamo da anni". "Solo i ciechi - spiega - possono continuare a perseguire una linea come quella della guerra infinita. Occorre immaginare nuove politiche. Nel libro c'e' un piano di legalizzazione di tutte le droghe, ovviamente una regolamentazione non anarchica e diversa a seconda delle sostanze".
"Nel mondo - continua Corleone - anche persone che in passato hanno avuto responsabilita' di governo, e non quindi militanti dei centri sociali, si pongono il problema che questa politica e' solo a vantaggio delle organizzazioni criminali, produce danni alla salute dei giovani (perche' si continuano a diffondere sostanze non controllate e pericolose) e una implementazione del sistema penale che provoca emarginazione e riempie le carceri di consumatori e tossicodipendenti. Questo vale in primo luogo per Italia, che e' alla retroguardia di tutto" conclude.
“Verrà un giorno in cui Giovanardi, Gasparri e Meluzzi dovranno andare in comunità per disintossicarsi dal proibizionismo.” E’ con questa irriverente profezia che il presidente di Radicali Italiani, Silvio Viale, saluta le conclusioni della Commissione globale per la politica sulla droga, il cui rapporto verrà presentato oggi a New York e che raccoglie le posizioni che Marco Pannella e i radicali sostengono da decenni.
Silvio Viale, che è stato eletto al Consigliere Comunale di Torino nel gruppo del PD, ha dichiarato:
“Si tratta di prendere atto dei danni causati delle politiche proibizioniste che continuano ad alimentare una spirale impotente tra i business della droga e dell’antidroga. Non si tratta di negare trattamenti adeguati ma di evitare un danno maggiore per i consumatori e per la società. Di certo dopo il rapporto della Commissione globale per la politica sulla droga nulla potrà rimanere come prima. Del resto il famigerato “kit antidroga gratuito” di Milano non ha portato gran fortuna alla Moratti. In attesa di auspicabili sviluppi legislativi, mi aspetto che si riduca l’ostilità verso le proposte di politiche di riduzione del danno, come ad esempio le narcosale, evitando di limitarsi ad un ciclico abbaiare contro il Tossic Park di turno. In assenza di iniziative legislative adeguate occorre creare subito Agenzie Comunali e Regionali per la riduzione del danno.
A PRESTO CON UN ALTRO POST SULLO STESSO ARGOMENTO, CON ALCUNE MIE CONSIDERAZIONI!
martedì 31 maggio 2011
TRIONFO PISAPIA!VITTORIA OVUNQUE DEI CANDIDATI DI SINISTRA!
Giornata storica, giornate storiche......il video di PISAPIA appena eletto Sindaco di Milano!Vittorie ovunque ci siano stati candidati veramente di sinistra, che la dirigenza PD lo capisca, si vince con candidati credibili anche sul livello personale, con idee radicali e che portano reale cambiamento e non piccoli aggiustamenti se va bene....Grande prestazione di SEL che con Zedda a Cagliari e anche un pò Pisapia a Milano, che è stato fortemente voluto da SEL e sempre da SEL proposto per le primarie. Una delle giornate più belle della mia vita. Questo video a futura memoria......
http://tv.repubblica.it/edizione/milano/pisapia-abbiamo-liberato-milano/69575?video=&pagefrom=1
http://tv.repubblica.it/edizione/milano/pisapia-abbiamo-liberato-milano/69575?video=&pagefrom=1
martedì 17 maggio 2011
COSCIENZA PRECARIA E NUOVO WELFARE
PRECARIATO, NUOVI DIRITTI E REDDITO DI CITTADINANZA
Il presidente dell’Inps, lo scorso 6 ottobre, sulle pagine del Corriere della Sera ha chiosato al convegno dell’Ania e Consumatori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. Sui quotidiani si evidenza che “questo significa che, mentre i lavoratori che entro 12 mesi raggiungono il diritto al pensionamento possono consultare online quanto riscuoteranno, per i precari l’incertezza sulle cifre è assoluta. I contributi che pagano oggi, ovvero il 26% del loro stipendio, finisce nelle casse dell’istituto di previdenza per pagare nonni e genitori. Non certo il loro futuro”.
Questa notizia dovrebbe farci riflettere sui cambiamenti in atto, sul fatto che i sindacati tradizionali non hanno ancora compreso l’importanza della tutela del nuovo soggetto centrale del paradigma produttivo della post-modernità, il precario, e che se non tentiamo di rappresentarci noi stessi e non proviamo a portare avanti le istanze di rivendicazioni di base per la vasta gamma di soggetti che rientrano nella categorie della precarietà, non ci sarà nessuno altro a farlo.
Proprio perché il fordismo-taylorismo è terminato assieme al 20esimo secolo, bisogna prendere atto che la situazione sociale è completamente cambiata e non si può non prendere atto del passaggio del testimone epocale che è avvenuto senza dubbio almeno dai primi anni ’70: il soggetto rivoluzionario, la nuova figura destinata a rappresentare gli sfruttati non è più l’operaio-massa della Fiat e dei grandi complessi industriali ma è ormai rappresentata da quello che alcuni marxisti eretici avevano chiamato “l’operaio-sociale” già nei primi anni ’70.
L’operaio sociale è forte e presente più che mai, deve solo ancora acquisire la coscienza di classe. Chi è l’operaio sociale oggi? E’ il precario. Oggi, nella società della post-modernità, il precariato è ormai una condizione diffusa e provata per almeno un periodo della propria vita anche dai pochi che sono riusciti successivamente a lavorare con forme contrattuali più tutelanti sul piano dei diritti, cosa comunque ormai rarissima. Personalmente però credo che non sia la precarietà in sé a costituire il problema principale, non so quanti vorrebbero tornare al vecchio posto fisso, garantito ma spesso noioso e frustrante, ammesso fosse possibile nell’economia globale in cui viviamo e in un mondo dove la precarizzazione del lavoro, dei diritti, delle libertà è in piena attuazione, in un sistema economico che fa dello sfruttamento più brutale la sua caratteristica principale, in una finanza frenetica semi-virtuale, dove ormai i diritti dei lavoratori contano sempre meno. In Italia la vecchia sinistra, sindacati in testa, non riesce ancora a capire il cambiamento radicale del paradigma e continua perciò a giocare in difesa per quanto riguarda le politiche del welfare, concentrandosi esclusivamente su lotte per difendere conquiste antiche ma oggi sotto attacco, come il continuo slittare in avanti dell’età pensionabile, l’orario di lavoro nelle fabbriche… Gran parte delle risorse destinate al welfare sono spese per le casse integrazioni, per sussidi di disoccupazione a cui i precari non potranno nemmeno aspirare mai a chiedere, perché le caratteristiche per accedervi sono legate all’economia fordista del secolo precedente, non contemplano i contratti atipici cui sono sottoposti i nuovi precari e sono praticamente disegnati per tipologie di lavoratori corrispondenti ad un modello economico ormai superato. Oppure si spendono miliardi per la formazione professionale che spesso consiste in corsi di formazione fantasma o nel migliore dei casi, inutili, quando non sia invece puro sfruttamento gratuito di manodopera altamente scolarizzata, che per tentare di entrare nel mondo del lavoro ormai passa da un master (a pagamento) a uno stage gratuito sempre più spesso.
Nell’epoca dell’operaio sociale non è più la produzione materiale di beni fisici l’elemento centrale dell’economia, ma la produzione intellettuale ed il lavoro cognitivo. I precari di oggi assorbono conoscenze e saperi e li diffondono nella società, perciò producono ricchezza, contribuiscono all’arricchimento generale. Gli individui nel loro vivere insieme producono ricchezza, e se tutti noi provochiamo ricchezza mentre viviamo, cooperando tra di noi nei più svariati campi, è giusto che tutti noi riceviamo un compenso per questa ricchezza prodotta tramite la cooperazione. Mentre viviamo produciamo saperi, conoscenze, raffiniamo tecniche collettive, produciamo valore.
Si tratta perciò di elaborare un nuovo welfare, che ruoti intorno all’idea di una società solidale. Le nuove tecnologie possono aiutarci a lavorare meno e ad avere più tempo libero. Ad esempio i servizi di cura alle persone devono essere intensificati, è assurdo che i nostri anziani debbano passare la vecchiaia in strutture tristi e alienanti, mentre potrebbero godere del calore di una comunità che li circonda.
I precari sono ormai sempre di più e una delle prime rivendicazioni di questo blocco sociale deve essere il reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza o di esistenza dovrebbe, conformemente al paradigma attuale, essere diritto di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro situazione lavorativa. Questo per le ragioni sopra esposte, oltre che per altri motivi che è troppo lungo qui illustrare. Certamente non è possibile passare dal regime attuale di assenza totale di supporto finanziario ai precari e di mezzi che li tutelino nei periodi di disoccupazione forzata, al reddito di cittadinanza universale. Bisognerà passare per delle fasi intermedie che contemplino inizialmente solo un reddito minimo per tutti coloro che si trovino senza un’occupazione, per qualsiasi motivo e indipendentemente dal lavoro svolto o meno in precedenza, per cui lo studente che esce dall’università e magari dal dottorato, non deve poi accettare anni di stage non pagati o borse di studio mortificanti, master ultra-costosi per poi magari doversi arrendere e fare il cameriere nel week-end fino ad abbandonare tutto perché con le mance guadagna molto di più e anche lui in fondo magari nel frattempo si è formato una famiglia. Tutti coloro che hanno la partita Iva potrebbero contare su un minimo income nei periodi di crisi, tutti coloro che lavorano a progetto o con contratti a tempo devono avere la garanzia di una continuità nel loro reddito, così da eliminare gli aspetti più deleteri della precarietà: l’incertezza esistenziale, l’angoscia per il futuro…………
Sul piano pragmatico il reddito di cittadinanza è un’opzione realizzabile, e una sinistra che voglia ritrovare una ragione di esistenza dovrebbe puntare molto sull’istanza del reddito per tutti i disoccupati, nella cornice di un progetto complessivo per un nuovo welfare che prenda atto del cambiamento del paradigma lavorativo e produttivo. Il terzo settore, il settore della cura alle persone, dell’ assistenza sociale e della solidarietà potrebbe diventare un settore che crea lavoro e benessere per tutta la società.
D’altra parte l’esistenza di un reddito di cittadinanza, ma anche solo di un semplice reddito minimo garantito come primo passo, avrebbe effetti positivi anche per i lavoratori dei settori tradizionali del lavoro materiale, perché non ci sarebbero più i tanti disperati che oggi accettano un lavoro per pochi soldi: se una persona riceve una cifra al mese, difficilmente sarà disponibile a farsi sfruttare per meno o per la stessa cifra o anche per una leggermente superiore. In questo modo molti dei conflitti tra poveri che caratterizzano le società moderne e l’Italia in modo particolare scomparirebbero.
Questa misura così importante potrebbe essere sovvenzionata da una tassazione sulle rendite da introdurre, tagliando dalle spese militari, combattendo seriamente il lavoro nero e l’evasione fiscale.
Fatte queste considerazioni teoriche, credo che l'area di San Precario nelle sue varie articolazioni, proprio per la sua composizione sociale, sia il soggetto politico che meglio potrebbe rappresentare queste istanze e, chiedo venia ma sono anche convinto che il soggetto politico che può e dovrà fare da ponte fra le istanze dei cittadini, dei movimenti sulla precarietà, dei precari e le istituzioni e quindi la traduzione in legge di istanze sociali, sia il movimento-partito "Sinistra Ecologia Libertà", che non a caso, ha nel suo programma il reddito minimo e che vede Vendola e l'area politica che lo circonda, in buona parte, finalmente liberi dalle zavorre mentali della sinistra storica comunista rispetto alla "sacralità" del lavoro (salariato). Se in Sinistra Ecologia Libertà prevarrà l'orientamento più "movimentista" e "giovanile", SEL diventerà (e in parte già lo è) uno dei soggetti più impegnati nella lotta ai danni della precarietà e per un nuovo welfare, che però non vada togliendo e mettendo padri contro figli, come vorrebbero certi figuri anche a sinistra (?) come il prof.Ichino, o come predicano le destre tutte, da Fini a Casini alla Lega a quei qualunquisti dei grillini, neo-liberisti da strapazzo (Berlusconi non pervenuto perché non pensa...poi la precarietà che vuoi che sia in confronto alla Minetti o a Ruby?) Cominciamo a far sì che la discussione diventi centrale sui massmedia mainstream oltre che sul web, elaboriamo una piattaforma rivendicativa da sottoporre a sindacati tradizionali e di base, creiamo nuove alleanze con altri precari organizzati e mettiamo queste istanze all’inizio della nostra agenda politica. L’obiettivo minimo da raggiungere nella fase attuale è quello di un assegno per tutti i disoccupati, a prescindere dai contratti che abbiano avuto in precedenza. Questa misura è già presente in tutta Europa e solo Italia e Grecia non prevedono tale fondamentale ammortizzatore sociale, poniamolo al vertice delle nostre rivendicazioni! Continuità di reddito per i precari!
mercoledì 4 maggio 2011
Alle elezioni milanesi per il Consiglio di Zona 2, vota e fai votare GONZAGA
Alle elezioni comunali di Milano, oltre alla scheda azzurra in cui saremo chiamati a scegliere il Sindaco Pisapia, il partito e la preferenza che vogliamo esprimere, ci saranno anche le elezioni per i Consigli di Zona, su scheda verde. Soprattutto se vincerà Pisapia, i Consigli di Zona andranno acquistando sempre maggiore importanza nell'ottica di decentramento contenuta nel programma e nella visione stessa di Pisapia. Perciò questo blog vuole invitare ad esprimere la vostra preferenza per Paolo Gonzaga, che è uno degli autori principali di "Partigianeria". Sotto metteremo una sua breve biografia e dei punti centrali del suo programma.

Breve biografia
Nato nel 1970 a Milano, si laurea in Lingue Orientali, Dip. di Arabo a Venezia dove inizia l’attività politica nei movimenti studenteschi e sociali delle aree urbane di Venezia, Mestre e Marghera.
Nel 1994 è tra i fondatori dell’associazione “Razzismo Stop”, e nel 1996 dopo un corso di specializzazione diventa operatore di strada in uno dei primi progetti in Italia, organizzato dal Comune di Venezia, di riduzione del danno per tossicodipendenti.
Nel 1998 si trasferisce a Il Cairo in Egitto dove lavora come insegnante di lingua italiana all’Università, come operatore sociale per il Consolato Italiano e infine entra nel mondo delle Organizzazioni non Governative (ONG), lavorando ad un progetto sull’educazione infantile e di micro-credito per donne capofamiglia.
Nel 2004 rientra in Italia, dove si specializza in Mediazione linguistico-culturale e lavora come mediatore culturale nelle scuole della Provincia di Venezia.
Dal 2006 lavora nella sezione italiana dell’Ong internazionale “Islamic Relief” con sede a Milano, di cui è stato direttore per numerosi anni.
Scrive per numerosi blog e testate online e tiene conferenze sul Medio oriente e movimenti politici nel mondo arabo.
Attualmente è in uscita il suo primo libro sulla storia dei movimenti politici contemporanei egiziani.
Parla e scrive fluentemente in arabo e in inglese.
Militante di Sinistra Ecologia Libertà, iscritto all’Anpi, da sempre impegnato politicamente, in particolare nel campo dei diritti civili e dell’anti-razzismo.
Perché mi candido
Breve biografia
Nato nel 1970 a Milano, si laurea in Lingue Orientali, Dip. di Arabo a Venezia dove inizia l’attività politica nei movimenti studenteschi e sociali delle aree urbane di Venezia, Mestre e Marghera.
Nel 1994 è tra i fondatori dell’associazione “Razzismo Stop”, e nel 1996 dopo un corso di specializzazione diventa operatore di strada in uno dei primi progetti in Italia, organizzato dal Comune di Venezia, di riduzione del danno per tossicodipendenti.
Nel 1998 si trasferisce a Il Cairo in Egitto dove lavora come insegnante di lingua italiana all’Università, come operatore sociale per il Consolato Italiano e infine entra nel mondo delle Organizzazioni non Governative (ONG), lavorando ad un progetto sull’educazione infantile e di micro-credito per donne capofamiglia.
Nel 2004 rientra in Italia, dove si specializza in Mediazione linguistico-culturale e lavora come mediatore culturale nelle scuole della Provincia di Venezia.
Dal 2006 lavora nella sezione italiana dell’Ong internazionale “Islamic Relief” con sede a Milano, di cui è stato direttore per numerosi anni.
Scrive per numerosi blog e testate online e tiene conferenze sul Medio oriente e movimenti politici nel mondo arabo.
Attualmente è in uscita il suo primo libro sulla storia dei movimenti politici contemporanei egiziani.
Parla e scrive fluentemente in arabo e in inglese.
Militante di Sinistra Ecologia Libertà, iscritto all’Anpi, da sempre impegnato politicamente, in particolare nel campo dei diritti civili e dell’anti-razzismo.
Perché mi candido
Lavoro da sempre nel terzo settore, ho lavorato a lungo nel mondo arabo, prima come mediatore culturale e poi come operatore umanitario. Mi candido al Consiglio di Zona 2 per essere la voce dei senza voce, per usare ogni possibilità che ci dà il Consiglio di Zona per migliorare la qualità della vita nella nostra enorme e amata Zona 2.
Voglio essere la voce dei senza volto e senza voce, di coloro che in misura sempre maggiore sono messi ai margini dalla società dei consumi, quasi come consumatori difettosi. Voglio essere il tramite con cui la cittadinanza può portare le sue istanze in consiglio di Zona 2 e a mia volta mi impegno a collaborare al massimo con i miei compagni/e di partito, Sinistra Ecologia Libertà che saranno eletti in Consiglio Comunale, a partire da Davide Piccardo, segnalando loro le problematiche che il Consiglio di Zona non riesce a risolvere, per portarle all’attenzione del Consiglio Comunale. Mi impegno a usare tutta la mia esperienza di mediatore culturale, la mia sensibilità e la mia determinazione perché il Consiglio di Zona 2 valorizzi al massimo le mille esperienze di associazionismo, perché si creino ulteriori forme di collaborazione fra cittadini, di reciproca conoscenza e di condivisione e per evitare quelle tensioni e conflitti che si creano quando non ci si conosce. Una priorità sono e saranno sempre gli spazi di socialità, per cui voglio una Zona 2 dove si aprono spazi di socialità per i giovani, per gli anziani, per la cittadinanza tutta. Mi impegno a dialogare quotidianamente con gli abitanti e comprendere i problemi e poiché detesto le ingiustizie forse più di ogni altra cosa, mi impegnerò perché tutti godano dei diritti garantiti dalla Costituzione, perché le mafie che hanno invaso ogni quartiere di Milano non abbiano alcuna sorta di agibilità, per creare ponti e abbattere i muri dell’intolleranza.
Voglio essere la voce dei senza volto e senza voce, di coloro che in misura sempre maggiore sono messi ai margini dalla società dei consumi, quasi come consumatori difettosi. Voglio essere il tramite con cui la cittadinanza può portare le sue istanze in consiglio di Zona 2 e a mia volta mi impegno a collaborare al massimo con i miei compagni/e di partito, Sinistra Ecologia Libertà che saranno eletti in Consiglio Comunale, a partire da Davide Piccardo, segnalando loro le problematiche che il Consiglio di Zona non riesce a risolvere, per portarle all’attenzione del Consiglio Comunale. Mi impegno a usare tutta la mia esperienza di mediatore culturale, la mia sensibilità e la mia determinazione perché il Consiglio di Zona 2 valorizzi al massimo le mille esperienze di associazionismo, perché si creino ulteriori forme di collaborazione fra cittadini, di reciproca conoscenza e di condivisione e per evitare quelle tensioni e conflitti che si creano quando non ci si conosce. Una priorità sono e saranno sempre gli spazi di socialità, per cui voglio una Zona 2 dove si aprono spazi di socialità per i giovani, per gli anziani, per la cittadinanza tutta. Mi impegno a dialogare quotidianamente con gli abitanti e comprendere i problemi e poiché detesto le ingiustizie forse più di ogni altra cosa, mi impegnerò perché tutti godano dei diritti garantiti dalla Costituzione, perché le mafie che hanno invaso ogni quartiere di Milano non abbiano alcuna sorta di agibilità, per creare ponti e abbattere i muri dell’intolleranza.
Al CONSIGLIO di ZONA 2, vota e fai votare GONZAGA, lista di
SINISTRA ECOLOGIA LIBERTA'
sabato 30 aprile 2011
1 Maggio May day: precari di tutto il mondo uniamoci! Reddito di cittadinanza!
Il discorso sul reddito di cittadinanza e su un nuovo welfare che sappia cogliere il passaggio strutturale che è avvenuto e il cambiamento nel campo produttivo, con la fine del fordismo e dell'operaio massa e con l'avvento dell'epoca della globalizzazione e della precarietà. Oggi il mondo si divide in sfruttati e sfruttatori come sempre, solo che sono cambiati alcuni paradigmi rispetto all'epoca dello sviluppo del pensiero marxista, per questo motivo la sinistra tradizionale, perfino quella comunista, è arrivata in ritardo a comprendere che la precarietà era diventata la questione centrale. Perché precarietà vuol dire assenza di diritti e manodopera a basso costo, le tipologie di contratti si sono perciò moltiplicate, dividendo di fatto i lavoratori e atomizzandoli, anche fisicamente con la fine della grande fabbrica e la diffusione del lavoro immateriale, e si è anche scoperto che la precarietà non caratterizza solo i precari nel vero senso della parola, ma anche quelli che un tempo si consideravano garantiti (con buona pace degli Ichino, dei Renzi o dei politici di destra) come gli operai tradizionali, vediamo ora con la vicenda Fiat che tanto fisso il loro posto non è, che la precarietà è una condizione di vita tipica della post-modernità e della società liquida. Perciò è ora che un nuovo welfare, tarato sul nuovo paradigma è necessario, perché il welfare che vige oggi in Italia è ancora legato al vecchio modello fordista e totalmente escludente verso le nuove professioni e verso i precari, gli atipici, le "partite Iva", il welfare va perciò rinnovato, ma senza rinunciare a nessuna delle conquiste operaie del secolo precedente, come vorrebbero invece tanti sedicenti "modernizzatori!
Un soggetto politico che della precarietà, dei diritti dei precari, della lotta allo sfruttamento sta facendo una battaglia centrale, è San Precario, sempre più sindacato di base dei precari, e movimento che si distingue nella lotta alla precarietà. Vogliamo perciò alla vigilia della festa dei lavoratori, pubblicare un post del collettivo di San Precario, sulla manifestazione che ha avuto il merito di portare l'attenzione delle istituzioni, dei mass-media, del dibattito pubblico, il tema dei diritti dei precari. E questo fuori dalla narrazione della sfiga, (cosa di cui ci si deve liberare al più presto), ma in chiave rivendicativa e come espressione della rabbia e della creatività dei nuovi attori sociali delle metropoli, delle nuove figure del lavoro, degli operatori dei call-center, degli operai sociali del terzo settore, degli informatici, del lavoro immateriale....
La prima istanza è il reddito di base, universale e incondizionato, sganciato dal contratto di lavoro. Un nuovo welfare fatto di diritti per tutti e di accesso ai beni comuni.
Invitiamo a leggere questo articolo sulla May Day dal blog di San Precario, post pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 30 Aprile 2011: http://www.ilfattoquotidiano.it/blog/sprecario/
martedì 26 aprile 2011
PERCHE' SIA SEMPRE 25 APRILE
NO A VECCHIE NUOVI FASCISMI, NO AD OGNI FORMA DI AUTORITARISMO. PRESERVIAMO LA MEMORIA.
Questo blog è ferocemente e tenacemente antifascista. celebriamo da sempre, da quando siamo piccoli il 25 Aprile come data fondante della Repubblica Italiana, basta sulla Resistenza e sull'antifascismo. Siamo infatti strenui avversari di Berlusconi e del berlusconismo che è una versione farsesca, grottesca e quasi caricaturale del fascismo, Berlusconi ha nelle sue liste e così la Moratti, una serie di personaggi apertamente neo-fascisti quando non neo-nazisti, Berlusconi, il PdL e la Lega hanno imbarcato la peggiore feccia neo-fascista di tutta Italia e ci ha ridotti ad essere l'unico governo europeo, assieme a quello ungherese probabilmente (che si è appena dotato di una Costituzione che farebbe la felicità di Berlusconi, in cui il governo decide tutto e magistratura e stampa sono sottoposti al controllo esplicito governativo, tutto questo nello scandaloso silenzio dell'Unione Europea) ad annoverare degli estremisti neo-fascisti al governo. E non è un caso che proprio questo 25 Aprile sia stato oggetto di ripetuti attacchi sparsi per l'Italia ai monumenti e ai simboli della Resistenza da parte di formazioni neo-fasciste che proliferano, coperte dall'ombrello protettivo del PdL. Lo stesso PdL che a Milano ha in La Russa uno degli esponenti più influenti, che candida un esponente neo-nazi espressione della peggiore mafia delle curve ultrà milanesi, in un abbraccio tra capi delle curve interiste e milaniste (che storicamente a Milano vanno di grande accordo ed anzi fanno affari insieme, attraverso una serie di attività economiche che vedono coinvolti i capi delle rispettive curve, uniti da intricati legami familiari e da una comune frequentazione 'ndranghetista, come provano una serie di indagini della Procura di Milano), che candida a sindaco una Moratti che non ha esitato a concedere con un colpo di mano che sperava passasse inosservato, una sede ai nazisti di Forza Nuova in pieno Corso Buenos Aires a prezzi irrisori in quanto considerati associazione benefica senza fini di lucro e pertanto equiparati ad associazioni serie e queste sì bisognose di sedi, tipo Emergency, Greenpeace, Action Aid, Islamic Relief, Save the Children ecc. oppure ad associazioni di base e di quartiere, queste ancor più bisognose di un minimo di spazi che questa giunta indegna non ha mai voluto concedere, se non ai suoi amici della cricca di Comunione e Liberazione. E comunque i peggiori nazisti, tra i gruppi più violenti esistenti, gli Hammerskin, godono tutt'oggi di una sede vicino alla Stazione Centrale, ennesimo regalo della Moratti alla destra più estrema a violenta. Gli Hammerskin sono responsabili di una serie di azioni gravissime e violentissime in città, dimostrando che c'è una banda di psicopatici a Milano che gira a massacrare la gente inneggiando a Hitler e gode delle protezioni, e diremmo anche connivenza del sindaco Moratti e della sua giunta. Perciò crediamo che esercitare e diffondere la memoria sia un dovere oggi più che mai, in un momento in cui i valori dell'antifascismo e la stessa Resistenza si trovano sotto attacco, da parte di una banda di fascisti e di alcuni loro pennivendoli (a partire da Pansa per arrivare a Ostellino, passando per tante firme del cosiddetto "giornalismo" italiano). Non vogliamo ritornare poi all'attacco mosso dalla politica, con una destra eversiva, reazionaria e intimamente fascistissima, alla Resistenza e ad i suoi valori. Perciò vogliamo pubblicare questo bellissimo post del blog "south pork", con alcune riflessioni molto condivisibili e delle bellissime testimonianze di partigiani. Leggiamo e raccontiamo queste storie, manteniamo acceso il lume della memoria, e illuminiamo l'Italia con una storia che insegna tanto.
Tra virgolette mettiamo le riflessioni del blogger autore del post, successivamente seguono i racconti dei partigiani ed infine alcune mie riflessioni finali
Questo blog è ferocemente e tenacemente antifascista. celebriamo da sempre, da quando siamo piccoli il 25 Aprile come data fondante della Repubblica Italiana, basta sulla Resistenza e sull'antifascismo. Siamo infatti strenui avversari di Berlusconi e del berlusconismo che è una versione farsesca, grottesca e quasi caricaturale del fascismo, Berlusconi ha nelle sue liste e così la Moratti, una serie di personaggi apertamente neo-fascisti quando non neo-nazisti, Berlusconi, il PdL e la Lega hanno imbarcato la peggiore feccia neo-fascista di tutta Italia e ci ha ridotti ad essere l'unico governo europeo, assieme a quello ungherese probabilmente (che si è appena dotato di una Costituzione che farebbe la felicità di Berlusconi, in cui il governo decide tutto e magistratura e stampa sono sottoposti al controllo esplicito governativo, tutto questo nello scandaloso silenzio dell'Unione Europea) ad annoverare degli estremisti neo-fascisti al governo. E non è un caso che proprio questo 25 Aprile sia stato oggetto di ripetuti attacchi sparsi per l'Italia ai monumenti e ai simboli della Resistenza da parte di formazioni neo-fasciste che proliferano, coperte dall'ombrello protettivo del PdL. Lo stesso PdL che a Milano ha in La Russa uno degli esponenti più influenti, che candida un esponente neo-nazi espressione della peggiore mafia delle curve ultrà milanesi, in un abbraccio tra capi delle curve interiste e milaniste (che storicamente a Milano vanno di grande accordo ed anzi fanno affari insieme, attraverso una serie di attività economiche che vedono coinvolti i capi delle rispettive curve, uniti da intricati legami familiari e da una comune frequentazione 'ndranghetista, come provano una serie di indagini della Procura di Milano), che candida a sindaco una Moratti che non ha esitato a concedere con un colpo di mano che sperava passasse inosservato, una sede ai nazisti di Forza Nuova in pieno Corso Buenos Aires a prezzi irrisori in quanto considerati associazione benefica senza fini di lucro e pertanto equiparati ad associazioni serie e queste sì bisognose di sedi, tipo Emergency, Greenpeace, Action Aid, Islamic Relief, Save the Children ecc. oppure ad associazioni di base e di quartiere, queste ancor più bisognose di un minimo di spazi che questa giunta indegna non ha mai voluto concedere, se non ai suoi amici della cricca di Comunione e Liberazione. E comunque i peggiori nazisti, tra i gruppi più violenti esistenti, gli Hammerskin, godono tutt'oggi di una sede vicino alla Stazione Centrale, ennesimo regalo della Moratti alla destra più estrema a violenta. Gli Hammerskin sono responsabili di una serie di azioni gravissime e violentissime in città, dimostrando che c'è una banda di psicopatici a Milano che gira a massacrare la gente inneggiando a Hitler e gode delle protezioni, e diremmo anche connivenza del sindaco Moratti e della sua giunta. Perciò crediamo che esercitare e diffondere la memoria sia un dovere oggi più che mai, in un momento in cui i valori dell'antifascismo e la stessa Resistenza si trovano sotto attacco, da parte di una banda di fascisti e di alcuni loro pennivendoli (a partire da Pansa per arrivare a Ostellino, passando per tante firme del cosiddetto "giornalismo" italiano). Non vogliamo ritornare poi all'attacco mosso dalla politica, con una destra eversiva, reazionaria e intimamente fascistissima, alla Resistenza e ad i suoi valori. Perciò vogliamo pubblicare questo bellissimo post del blog "south pork", con alcune riflessioni molto condivisibili e delle bellissime testimonianze di partigiani. Leggiamo e raccontiamo queste storie, manteniamo acceso il lume della memoria, e illuminiamo l'Italia con una storia che insegna tanto.
Tra virgolette mettiamo le riflessioni del blogger autore del post, successivamente seguono i racconti dei partigiani ed infine alcune mie riflessioni finali
25 aprile nero - Storie di fascismo e resistenza nell'Italia di ieri e di oggi
"Il fascismo non e' nato in un solo giorno, ci sono state tappe preparatorie, che ne hanno favorito la sua ascesa, chi non le riconosce o pur riconoscendole non lotta contro di esse facilita la vittoria del fascismo e ne e' complice.
I manifesti apparsi a Roma in questi giorni, non sono una bravata gogliardica, persone che fino a poco tempo fa si muovevano nell'ombra ora si sentono legittimati, escono allo scoperto.
La presentazione del ddl costituzionale per abolire la norma transitoria della Carta che vieta la ricostituzione del Partito nazionale fascista firmato da Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro e Egidio Digilio (Fli che successivamente ha ritirato la propria firma dalla proposta a seguito di un colloquio con il coordinatore del partito Italo Bocchino), non e' una proposta senza senso, persegue un determinato disegno politico.
Remigio Ceroni che ha presentato la proposta di legge per modificare l'articolo 1 della Costituzione per rafforzare la centralita' del Parlamento, commenta cosi' la sua iniziativa: “Spesso ci troviamo, dopo aver approvato una legge, con il presidente della Repubblica che non la controfirma. Dobbiamo ripristinare gerarchia ed equilibrio dei poteri, in assenza del quale, si deve riportare l’ordine“. Di che ordine sta parlando il Ceroni???
Uno dei punti su cui fece forza Mussolini, fu quello del contrasto delle organizzazioni sindacali, non stiamo assistendo in questo periodo ad un tentativo di smantellamento del sistema dei diritti dei lavoratori?
Non si può sottovalutare, nell’avvento del fascismo, la debolezza delle forze politiche popolari (partito socialista, partito popolare, partito comunista), divise da profondi contrasti e incapaci di costruire una maggioranza di governo, alternativa a quella liberale, e di dare stabilità alle istituzioni parlamentari. Questa frase che commenta lo scenario politico di quei tempi, non vi ricorda la situazione delle opposizioni odierne?
Secondo il fascismo, l’essenza della politica consiste nel riconoscere e afferrare le esigenze dell’ora. Non tanto i programmi sono importanti, quanto invece è importante la sottomissione incondizionata ad un capo. Il presenzialismo e la politica dell'attivismo nell'emergenza continua (L'Aquila, Napoli, Lampedusa), vi dicono qualcosa? La sottomissione incondizionata al capo, non e' cio' a cui stiamo assistendo da vent'anni a questa parte?
Il mito della nazione e dell'antico impero romano non vi fanno ricordare le velleita' celtiche della nazione padana inneggiate dai leghisti?
Per conseguire la fascistizzazione della societa' Mussolini utilizzo' la propaganda di massa, attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione... Nel 1937 il Ministero della cultura popolare assunse il controllo dell’editoria, della stampa, della radio e della televisione. L’EIAR (Ente radiofonico di Stato) diffondeva programmi nelle scuole, negli uffici, nei dopolavoro e nelle sedi del partito. L’Istituto Luce produceva i cinegiornali proiettati prima di ogni film. Vi servono dei commenti per attivare una riflessione?
Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere pochi centimetri oltre il proprio naso, orde di zombies adoranti intonano in coro "Meno male che Silvio c'e'", nostalgici fascisti vecchi e nuovi invadono pagine dei social network antifascisti o antiberlusconiani, augurando la morte ai comunisti, altro fantasma che il summo manipolatore e' riuscito a resuscitare nel'immaginario di una certa collettivita' in barba ad ogni relta' sociopolitica odierna.
Cosa vi serve ancora per svegliarvi da questo torpore? Quali ulteriori ignominie dovranno essere realizzate perche' rimettiate i piedi per terra?
Ormai non c'e' piu' tempo per le disquisizioni, a partire da oggi 25 aprile, giorno in cui si festaggia la Liberazione dell'Italia dal giogo fascista, ogni "Indifferente" sara' un mio nemico.
Voglio ricordare il 25 aprile con le lettere che alcuni partigiani hanno scritto poche ore prima della loro fucilazione, leggete gli ultimi messaggi di persone che hanno immolato la loro vita in nome di quegli ideali che oggi con la vostra ignavia permettete che siano calpestati nuovamente..."
I manifesti apparsi a Roma in questi giorni, non sono una bravata gogliardica, persone che fino a poco tempo fa si muovevano nell'ombra ora si sentono legittimati, escono allo scoperto.
La presentazione del ddl costituzionale per abolire la norma transitoria della Carta che vieta la ricostituzione del Partito nazionale fascista firmato da Cristiano De Eccher, Fabrizio Di Stefano, Francesco Bevilacqua, Giorgio Bonacin, Achille Totaro e Egidio Digilio (Fli che successivamente ha ritirato la propria firma dalla proposta a seguito di un colloquio con il coordinatore del partito Italo Bocchino), non e' una proposta senza senso, persegue un determinato disegno politico.
Remigio Ceroni che ha presentato la proposta di legge per modificare l'articolo 1 della Costituzione per rafforzare la centralita' del Parlamento, commenta cosi' la sua iniziativa: “Spesso ci troviamo, dopo aver approvato una legge, con il presidente della Repubblica che non la controfirma. Dobbiamo ripristinare gerarchia ed equilibrio dei poteri, in assenza del quale, si deve riportare l’ordine“. Di che ordine sta parlando il Ceroni???
Uno dei punti su cui fece forza Mussolini, fu quello del contrasto delle organizzazioni sindacali, non stiamo assistendo in questo periodo ad un tentativo di smantellamento del sistema dei diritti dei lavoratori?
Non si può sottovalutare, nell’avvento del fascismo, la debolezza delle forze politiche popolari (partito socialista, partito popolare, partito comunista), divise da profondi contrasti e incapaci di costruire una maggioranza di governo, alternativa a quella liberale, e di dare stabilità alle istituzioni parlamentari. Questa frase che commenta lo scenario politico di quei tempi, non vi ricorda la situazione delle opposizioni odierne?
Secondo il fascismo, l’essenza della politica consiste nel riconoscere e afferrare le esigenze dell’ora. Non tanto i programmi sono importanti, quanto invece è importante la sottomissione incondizionata ad un capo. Il presenzialismo e la politica dell'attivismo nell'emergenza continua (L'Aquila, Napoli, Lampedusa), vi dicono qualcosa? La sottomissione incondizionata al capo, non e' cio' a cui stiamo assistendo da vent'anni a questa parte?
Il mito della nazione e dell'antico impero romano non vi fanno ricordare le velleita' celtiche della nazione padana inneggiate dai leghisti?
Per conseguire la fascistizzazione della societa' Mussolini utilizzo' la propaganda di massa, attraverso il controllo dei mezzi di comunicazione... Nel 1937 il Ministero della cultura popolare assunse il controllo dell’editoria, della stampa, della radio e della televisione. L’EIAR (Ente radiofonico di Stato) diffondeva programmi nelle scuole, negli uffici, nei dopolavoro e nelle sedi del partito. L’Istituto Luce produceva i cinegiornali proiettati prima di ogni film. Vi servono dei commenti per attivare una riflessione?
Purtroppo la maggior parte delle persone non riesce a vedere pochi centimetri oltre il proprio naso, orde di zombies adoranti intonano in coro "Meno male che Silvio c'e'", nostalgici fascisti vecchi e nuovi invadono pagine dei social network antifascisti o antiberlusconiani, augurando la morte ai comunisti, altro fantasma che il summo manipolatore e' riuscito a resuscitare nel'immaginario di una certa collettivita' in barba ad ogni relta' sociopolitica odierna.
Cosa vi serve ancora per svegliarvi da questo torpore? Quali ulteriori ignominie dovranno essere realizzate perche' rimettiate i piedi per terra?
Ormai non c'e' piu' tempo per le disquisizioni, a partire da oggi 25 aprile, giorno in cui si festaggia la Liberazione dell'Italia dal giogo fascista, ogni "Indifferente" sara' un mio nemico.
Voglio ricordare il 25 aprile con le lettere che alcuni partigiani hanno scritto poche ore prima della loro fucilazione, leggete gli ultimi messaggi di persone che hanno immolato la loro vita in nome di quegli ideali che oggi con la vostra ignavia permettete che siano calpestati nuovamente..."
Autore del blog: Southpork
TESTIMONIANZE DI PARTIGIANI
Giordano Cavestro (Mirko)
Di anni 18 - studente di scuola media - nato a Parma il 30 novembre 1925 -. Nel 1940 dà vita, di sua iniziativa, ad un bollettino antifascista attorno al quale si mobilitano numerosi militanti - dopo l'8 settembre 1943 lo stesso nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle prime attività partigiane nella zona di Parma -. Catturato il 7 aprile 1944 a Montagnana (Parma), nel corso di un rastrellamento operato da tedeschi e fascisti - tradotto nelle carceri di Parma -.Processato il 14 aprile 1944 dal Tribunale Militare di Parma - condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e trattenuto come ostaggio -. Fucilato il 4 maggio 1944 nei pressi di Bardi (Parma), in rappresaglia all'uccisione di quattro militi, con Raimondo Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti.
Parma, 4-5-1944
Cari compagni, ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.
Irma Marchiani (Anty)
Di anni 33 - casalinga - nata a Firenze il 6 febbraio 1911 -. Nei primi mesi del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani formatisi sull'Appennino modenese - nella primavera dello stesso anno entra a far parte del Battaglione " Matteotti ", Brigata " Roveda ", Divisione "Modena" - partecipa ai combattimenti di Montefiorino - catturata mentre tenta di far ricoverare in ospedale un partigiano ferito, è seviziata, tradotta nel campo di concentramento di Corticelli (Bologna), condannata a morte, poi alla deportazione in Germania - riesce a fuggire - rientra nella sua formazione di cui è nominata commissario, poi vice-comandante - infermiera, propagandista e combattente, è fra i protagonisti di numerose azioni nel Modenese, fra cui quelle di Monte Penna, Bertoceli e Benedello -. L'11 novembre 1944, mentre con la formazione ridotta senza munizioni tenta di attraversare le linee, è catturata, con la staffetta "Balilla", da pattuglia tedesca in perlustrazione e condotta a Rocca Cometa, poi a Pavullo nel Frignano (Modena) -. Processata il 26 novembre I944, a Pavullo, da ufficiali tedeschi del Comando di Bologna -. Fucilata alle ore 17 dello stesso 26 novembre 1944, da plotone tedesco, nei pressi delle carceri di Pavullo, con Renzo Costi, Domenico Guidani e Gaetano Ruggeri "Balilla") -. Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Sestola, da la "Casa del Tiglio", 1° agosto 1944
Carissimo Piero, mio adorato fratello, la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l'ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero?
Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l'invitavo qui, fra l'altro mi rispose "che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?" t vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l'idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta. "Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare", mi ha detto il comandante, "la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì". Eppure mi aveva veduto solo due volte.
Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me.
Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un'anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l'immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po' dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanta tanto e ti abbraccio forte.
Tua sorella Paggetto
Ringrazia e saluta Gina.
Prigione di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi
ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui... fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse.
Baci e baci dal tuo e vostro Paggetto
Vorrei essere seppellita a Sestola.
Bruno Parmesan (Venezia)
Di anni 19 - meccanico tornitore - nato a Venezia il 14 aprile 1925 -. Partigiano nel Battaglione "Val Meduna", 4^ Brigata, I Divisione delle Formazioni Osoppo-Friuli -. Catturato nel gennaio 1945 a Meduno (Udine), in seguito a delazione, per opera di militi delle Brigate Nere -. Processato il 2 febbraio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -.Fucilato alle ore 6 dell'11 febbraio 1945, contro il muro di cinta del cimitero di Udine, con Gesuino Manca ed altri ventidue partigiani.
Udine, 10 febbraio 1945
Caro Papà e tutti miei cari di famiglia e parenti,
dalla soglia della morte vi scrivo queste mie ultime parole. Il mondo e l'intera umanità mi è stata avversa. Dio mi vuole con sé.
Oggi 10 febbraio, il tribunale militare tedesco mi condanna. Strappa le mie carni che tu mi avevi fatto dono, perché hanno sete di sangue.
Muoio contento perché lassù in cielo rivedrò la mia adorata mamma. Sento che mi chiama, mi vuole vicino come una volta, per consolarmi della mia dura sorte. Non piangete per me, siate forti, ricevete con serenità queste mie parole, come io sentii la mia sentenza.
Ore mi separano dalla morte, ma non ho paura perché non ho fatto del male a nessuno; la mia coscienza è tranquilla.
Papà, fratelli e parenti tutti, siate orgogliosi del vostro Bruno che muore innocente per la sua terra.
Vedo le mie care sorelline Ida ed Edda che leggono queste ultime mie parole: le vedo così belle come le vidi l'ultima volta, col loro dolce sorriso. Forse qualche lacrima righerà il loro volto. Dà loro coraggio, tu Guido, che sei il più vecchio.
Quando finirà questa maledetta guerra che tanti lutti ha portato in tutto il mondo, se le possibilità ve lo permetteranno fate che la mia salma riposi accanto a quella della mia cara mamma.
Guido abbi cura della famiglia, questo è il mio ultimo desiderio che ti chiedo sul punto di morte. Auguri a voi tutti miei cari fratelli, un buon destino e molta felicità. Perdonatemi tutti del male che ho fatto. Vi lascio mandandovi i miei più cari baci.
Il vostro per sempre
Bruno
Giancarlo Puecher Passavalli
Di anni 20 - dottore in legge - nato a Milano il 23 agosto 1923 -. Subito dopo l'8 settembre 1943 diventa l'organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como) - svolge numerose azioni, fra cui rilevante quella al Crotto Rosa di Erba, per il ricupero di materiale militare e di quadrupedi -. Catturato il 12 novembre 1943 a Erba, da militi delle locali Brigate Nere - tradotto nelle carceri San Donnino in Como - più volte torturato -.Processato il 21 dicembre 1943 dal Tribunale Speciale Militare di Erba -. Fucilato lo stesso 21 dicembre 1943, al cimitero nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere -. Medaglia d'Oro al Valor Militare -. E' figlio di Giorgio Puecher Passavalli, deportato al campo di Mauthausen ed ivi deceduto.
Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato: Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto... Accetto con rassegnazione il suo volere.
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l'Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse per i vent'anni della mia vita.
L'amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d'Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non sanno che l'uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.
A te Papà l'imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.
Gino e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita. I martiri convalidano la fede in una Idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la Sua volontà.
Baci a tutti.
Giancarlo
Fonte: http://www.storiaxxisecolo.it/documenti/documenti7.html
Di anni 18 - studente di scuola media - nato a Parma il 30 novembre 1925 -. Nel 1940 dà vita, di sua iniziativa, ad un bollettino antifascista attorno al quale si mobilitano numerosi militanti - dopo l'8 settembre 1943 lo stesso nucleo diventa centro organizzativo e propulsore delle prime attività partigiane nella zona di Parma -. Catturato il 7 aprile 1944 a Montagnana (Parma), nel corso di un rastrellamento operato da tedeschi e fascisti - tradotto nelle carceri di Parma -.Processato il 14 aprile 1944 dal Tribunale Militare di Parma - condannato a morte, quindi graziato condizionalmente e trattenuto come ostaggio -. Fucilato il 4 maggio 1944 nei pressi di Bardi (Parma), in rappresaglia all'uccisione di quattro militi, con Raimondo Pelinghelli, Vito Salmi, Nello Venturini ed Erasmo Venusti.
Parma, 4-5-1944
Cari compagni, ora tocca a noi.
Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d'Italia.
Voi sapete il compito che vi tocca. Io muoio, ma l'idea vivrà nel futuro, luminosa, grande e bella.
Siamo alla fine di tutti i mali. Questi giorni sono come gli ultimi giorni di vita di un grosso mostro che vuol fare più vittime possibile.
Se vivrete, tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care.
La mia giovinezza è spezzata ma sono sicuro che servirà da esempio.
Sui nostri corpi si farà il grande faro della Libertà.
Irma Marchiani (Anty)
Di anni 33 - casalinga - nata a Firenze il 6 febbraio 1911 -. Nei primi mesi del 1944 è informatrice e staffetta di gruppi partigiani formatisi sull'Appennino modenese - nella primavera dello stesso anno entra a far parte del Battaglione " Matteotti ", Brigata " Roveda ", Divisione "Modena" - partecipa ai combattimenti di Montefiorino - catturata mentre tenta di far ricoverare in ospedale un partigiano ferito, è seviziata, tradotta nel campo di concentramento di Corticelli (Bologna), condannata a morte, poi alla deportazione in Germania - riesce a fuggire - rientra nella sua formazione di cui è nominata commissario, poi vice-comandante - infermiera, propagandista e combattente, è fra i protagonisti di numerose azioni nel Modenese, fra cui quelle di Monte Penna, Bertoceli e Benedello -. L'11 novembre 1944, mentre con la formazione ridotta senza munizioni tenta di attraversare le linee, è catturata, con la staffetta "Balilla", da pattuglia tedesca in perlustrazione e condotta a Rocca Cometa, poi a Pavullo nel Frignano (Modena) -. Processata il 26 novembre I944, a Pavullo, da ufficiali tedeschi del Comando di Bologna -. Fucilata alle ore 17 dello stesso 26 novembre 1944, da plotone tedesco, nei pressi delle carceri di Pavullo, con Renzo Costi, Domenico Guidani e Gaetano Ruggeri "Balilla") -. Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Sestola, da la "Casa del Tiglio", 1° agosto 1944
Carissimo Piero, mio adorato fratello, la decisione che oggi prendo, ma da tempo cullata, mi detta che io debba scriverti queste righe. Sono certa mi comprenderai perché tu sai benissimo di che volontà io sono, faccio, cioè seguo il mio pensiero, l'ideale che pur un giorno nostro nonno ha sentito, faccio già parte di una Formazione, e ti dirò che il mio comandante ha molta stima e fiducia in me. Spero di essere utile, spero di non deludere i miei superiori. Non ti meraviglia questa mia decisione, vero?
Sono certa sarebbe pure la tua, se troppe cose non ti assillassero. Bene, basta uno della famiglia e questa sono io. Quando un giorno ricevetti la risposta a una lettera di Pally che l'invitavo qui, fra l'altro mi rispose "che diritto ho io di sottrarmi al pericolo comune?" t vero, ma io non stavo qui per star calma, ma perché questo paesino piace al mio spirito, al mio cuore. Ora però tutto è triste, gli avvenimenti in corso coprono anche le cose più belle di un velo triste. Nel mio cuore si è fatta l'idea (purtroppo non da troppi sentita) che tutti più o meno è doveroso dare il suo contributo. Questo richiamo è così forte che lo sento tanto profondamente, che dopo aver messo a posto tutte le mie cose parto contenta. "Hai nello sguardo qualcosa che mi dice che saprai comandare", mi ha detto il comandante, "la tua mente dà il massimo affidamento; donne non mi sarei mai sognato di assumere, ma tu sì". Eppure mi aveva veduto solo due volte.
Saprò fare il mio dovere, se Iddio mi lascierà il dono della vita sarò felice, se diversamente non piangere e non piangete per me.
Ti chiedo una cosa sola: non pensarmi come una sorellina cattiva. Sono una creatura d'azione, il mio spirito ha bisogno di spaziare, ma sono tutti ideali alti e belli. Tu sai benissimo, caro fratello, certo sotto la mia espressione calma, quieta forse, si cela un'anima desiderosa di raggiungere qualche cosa, l'immobilità non è fatta per me, se i lunghi anni trascorsi mi immobilizzarono il fisico, ma la volontà non si è mai assopita. Dio ha voluto che fossi più che mai pronta oggi. Pensami, caro Piero, e benedicimi. Ora vi so tutti in pericolo e del resto è un po' dappertutto. Dunque ti saluto e ti bacio tanta tanto e ti abbraccio forte.
Tua sorella Paggetto
Ringrazia e saluta Gina.
Prigione di Pavullo, 26.11.1944
Mia adorata Pally, sono gli ultimi istanti della mia vita. Pally adorata ti dico a te saluta e bacia tutti quelli che mi
ricorderanno. Credimi non ho mai fatto nessuna cosa che potesse offendere il nostro nome. Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui... fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse.
Baci e baci dal tuo e vostro Paggetto
Vorrei essere seppellita a Sestola.
Bruno Parmesan (Venezia)
Di anni 19 - meccanico tornitore - nato a Venezia il 14 aprile 1925 -. Partigiano nel Battaglione "Val Meduna", 4^ Brigata, I Divisione delle Formazioni Osoppo-Friuli -. Catturato nel gennaio 1945 a Meduno (Udine), in seguito a delazione, per opera di militi delle Brigate Nere -. Processato il 2 febbraio 1945 dal Tribunale Militare Territoriale tedesco di Udine -.Fucilato alle ore 6 dell'11 febbraio 1945, contro il muro di cinta del cimitero di Udine, con Gesuino Manca ed altri ventidue partigiani.
Udine, 10 febbraio 1945
Caro Papà e tutti miei cari di famiglia e parenti,
dalla soglia della morte vi scrivo queste mie ultime parole. Il mondo e l'intera umanità mi è stata avversa. Dio mi vuole con sé.
Oggi 10 febbraio, il tribunale militare tedesco mi condanna. Strappa le mie carni che tu mi avevi fatto dono, perché hanno sete di sangue.
Muoio contento perché lassù in cielo rivedrò la mia adorata mamma. Sento che mi chiama, mi vuole vicino come una volta, per consolarmi della mia dura sorte. Non piangete per me, siate forti, ricevete con serenità queste mie parole, come io sentii la mia sentenza.
Ore mi separano dalla morte, ma non ho paura perché non ho fatto del male a nessuno; la mia coscienza è tranquilla.
Papà, fratelli e parenti tutti, siate orgogliosi del vostro Bruno che muore innocente per la sua terra.
Vedo le mie care sorelline Ida ed Edda che leggono queste ultime mie parole: le vedo così belle come le vidi l'ultima volta, col loro dolce sorriso. Forse qualche lacrima righerà il loro volto. Dà loro coraggio, tu Guido, che sei il più vecchio.
Quando finirà questa maledetta guerra che tanti lutti ha portato in tutto il mondo, se le possibilità ve lo permetteranno fate che la mia salma riposi accanto a quella della mia cara mamma.
Guido abbi cura della famiglia, questo è il mio ultimo desiderio che ti chiedo sul punto di morte. Auguri a voi tutti miei cari fratelli, un buon destino e molta felicità. Perdonatemi tutti del male che ho fatto. Vi lascio mandandovi i miei più cari baci.
Il vostro per sempre
Bruno
Giancarlo Puecher Passavalli
Di anni 20 - dottore in legge - nato a Milano il 23 agosto 1923 -. Subito dopo l'8 settembre 1943 diventa l'organizzatore ed il capo dei gruppi partigiani che si vanno formando nella zona di Erba-Pontelambro (Como) - svolge numerose azioni, fra cui rilevante quella al Crotto Rosa di Erba, per il ricupero di materiale militare e di quadrupedi -. Catturato il 12 novembre 1943 a Erba, da militi delle locali Brigate Nere - tradotto nelle carceri San Donnino in Como - più volte torturato -.Processato il 21 dicembre 1943 dal Tribunale Speciale Militare di Erba -. Fucilato lo stesso 21 dicembre 1943, al cimitero nuovo di Erba, da militi delle Brigate Nere -. Medaglia d'Oro al Valor Militare -. E' figlio di Giorgio Puecher Passavalli, deportato al campo di Mauthausen ed ivi deceduto.
Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato: Spero che il mio esempio serva ai miei fratelli e compagni. Iddio mi ha voluto... Accetto con rassegnazione il suo volere.
Non piangetemi, ma ricordatemi a coloro che mi vollero bene e mi stimarono. Viva l'Italia. Raggiungo con cristiana rassegnazione la mia mamma che santamente mi educò e mi protesse per i vent'anni della mia vita.
L'amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d'Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale. Perdono a coloro che mi giustiziano perché non sanno quello che fanno e non sanno che l'uccidersi tra fratelli non produrrà mai la concordia.
A te Papà l'imperituro grazie per ciò che sempre mi permettesti di fare e mi concedesti.
Gino e Gianni siano degni continuatori delle gesta eroiche della nostra famiglia e non si sgomentino di fronte alla mia perdita. I martiri convalidano la fede in una Idea. Ho sempre creduto in Dio e perciò accetto la Sua volontà.
Baci a tutti.
Giancarlo
Fonte: http://www.storiaxxisecolo.it/documenti/documenti7.html
Tratto dal sito: http://south-pork.blogspot.com/
Come gruppo del "Partigiano", condividiamo molte delle riflessioni qui fatte, crediamo anche che l'alternativa possa realizzarsi adesso a Milano, con Pisapia, che se diventasse sindaco, darebbe un segnale fortissimo a livello nazionale e che provocherebbe quasi sicuramente la sconfitta finale di Berlusconi e del berlusconismo, per di più da sinistra, che sarebbe una vittoria davvero significativa. Quindi ci appelliamo a tutti gli antifascisti milanesi perché vadano a votare per Pisapia.
PERCHE' SIA SEMPRE 25 APRILE, ISCRIVIAMOCI ALL'ANPI E TENIAMO ACCESA LA MEMORIA DI UNO DELLE PAGINE PIU' GLORIOSE PER IL POPOLO ITALIANO E SUI VALORI CHE ISPIRANO LA NOSTRA REPUBBLICA, PARLAMENTARE E BASATA SULLA RESISTENZA ANTIFASCISTA!
Iscriviti a:
Post (Atom)





