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giovedì 8 settembre 2011

Questo blog detesta  da sempre Berlusconi & la sua cricca, e si ritrova molto invece, nelle posizioni della maggiore speranza per la sinistra italiana, Nichi Vendola e il progetto/partito Sinistra Ecologia Libertà, che sempre più sta dotandosi di una classe dirigente  di gran valore, di centinaia di migliaia di militanti, e che ora organizza una giornata nazionale per la fine del governo Berlusconi, per il taglio delle spese militari, per un welfare più ampio e che copra tutti, precari e non garantiti per primi, contro la macelleria sociale del governo Berlusconi e la sua manovra di classe.....il 1 Ottobre tutti a Roma per la prima manifestazione nazionale lanciata da SEL!
da :http://www.sinistraecologialiberta.it



Ora tocca noi, tutt@ in piazza il 1 ottobre

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L’abbiamo detto, l’abbiamo scritto molte volte: c’è un paese migliore, un’Italia che non si riconosce nei colpi di coda di questo regime e neppure nelle esitazioni di un’opposizione parlamentare che balbetta invece di dire, che esita invece di fare. C’è un paese migliore che non rassomiglia alla cartolina slabbrata e malinconica che Berlusconi propone ogni giorno dell’Italia.
Un paese che ha conosciuto i giorni felici di lotta per i referendum, che è sceso in piazza per difendere il diritto di dire dei giornalisti, le ragioni dei lavoratori, l’autonomia dei magistrati, la rabbia legittima dei precari, la dignità e il sapere degli studenti e dei loro insegnanti. Un paese che vuole costruire adesso un’alternativa di governo e di futuro, che non intende attendere rassegnato il corso delle cose. A quest’Italia vogliamo dare voce e fiato, il coraggio delle parole smarrite, la fermezza dei principi irrinunciabili. Adesso tocca a noi: e mai come adesso questa parola – “noi” – dev’essere l’impegno per una mobilitazione collettiva, vasta, popolare che vada ben oltre gli iscritti e i militanti del nostro partito.
La manifestazione che Sinistra Ecologia e Libertà convoca il primo ottobre a Roma, a piazza Navona, non sarà una liturgia ma un’occasione per far sentire la voce di un paese che non si è mai piegato al corso delle cose. Non si tratta solo di archiviare Berlusconi ma di rimettere in campo una filiera di pensieri lunghi, di proposte politiche, di valori alti che aprano una nuova stagione civile e morale per l’Italia. Dalla crisi si esce ricostruendo una pratica della politica che sappia redistribuire risorse, opportunità, diritti e doveri. Per questo vi chiediamo di esserci, di partecipare, di dare il vostro contributo per fare del primo ottobre una data d’inizio, il principio di un nuovo tempo della politica e della nostra vita.
Claudio Fava

giovedì 9 giugno 2011

San Precario invita a votare 4 SI ai referendum! Per la difesa dei beni comuni!!!






Interrompo per il momento il discorso sulle "droghe", perché urge l'argomento dei 4 referendum. Tantissime sono state le realtà, i movimenti, le associazioni, i comitati (gli stessi ComitatixPisapia hanno lavorato come durante la campagna elettorale del trionfo del nostro amato Giuliano)...che si sono impegnati e si stanno impegnando per la vittoria dei SI ai referendum, e ovviamente per il raggiungimento del quorum, che é il primo obiettivo. In mezzo alle tante realtà che si sono mosse davvero, tra le più care a me, c'è il partito di Sinistra Ecologia Libertà, che si é mobilitato massicciamente, coerentemente con i propri principi fondanti, impiegando decine e decine di volontari. Ma non é di Sel che voglio parlare oggi, ma del collettivo della rete di San Precario, che é il collettivo a cui mi sento più vicino e affine nell'analisi e nella sintesi. San Precario é il soggetto politico che più sta centrando l'analisi sull'attuale composizione di classe, sui mutamenti profondi nel paradigma produttivo, sulle nuove bio-politiche, sul passaggio dal fordismo al post-fordismo, sui nuovi meccanismi di dominio e di sabotaggio, sulle nuove forme di lotta, concentrandosi sul tema centrale della precarietà,  sui nuovi bisogni e sul nuovo welfare. E se guardiamo bene, sono tutti  temi strettamente legati ai beni comuni, come l'acqua, l'ambiente, il diritto alla salute, l'uguaglianza degli esseri umani (legittimo impedimento). Perciò voglio riprendere e lanciare per tutta la rete questo bellissimo e significativo post, preso dal sito di San Precario, dove San Precario invita a votare ai referendum con 4 SI! Ascoltiamo la voce del Santo Protettore di tutti noi, perché il precariato é ormai una condizione esistenziale, e andiamo a votare in massa, perché se siamo tutti precari, facciamo che almeno il sole, l'acqua, e i beni comuni non diventino precari, rimangano per sempre beni comuni! Così come, concetti che dovrebbero essere scolpiti sulla roccia dell'eternità, come l'uguaglianza tra esseri umani tirata in ballo dall' (il)legittimo impedimento, attraverso cui un uomo si dichiara più uguale degli altri (sembrava una follia pessimistica quella di Orwell, in Italia con Berlusconi si é tramutata in realtà, neo-lingua inclusa, vedi la parola "moderati") non possano più essere messi in discussione e si stabilisca una volta per tutte che gli esseri umani sono uguali per diritti e doveri. Lascio ora la parola a San Precario:


Crediamo che nei referendum del 12 e 13 giugno prossimi ci siano due piani che si intersecano.
Il primo è quello sostanziale: da sempre sosteniamo che la precarietà sia ormai una condizione pervasiva ed esistenziale e non già solo lavorativa, ma legata ad aspetti quali la mobilità, i territori, la casa e gli affetti.
Di conseguenza, abbiamo sempre rivendicato diritti generalizzati legati anche all’accesso ai beni comuni.
Per questo l’idea stessa che un bene assolutamente primario e irrinunciabile come l’acqua diventi fonte di profitto ad appannaggio di soggetti privati per noi è semplicemente inaccettabile.
Il secondo piano è quello formale: troviamo vagamente irritante che, in questa repubblica delle
banane in cui l’arroganza populista del potere si riempie sempre la bocca di parole quali “volontà popolare”, quello stesso potere faccia di tutto per sabotare una delle rare occasioni in cui ci può essere un’espressione diretta di tale volontà, senza mediazioni.
San Precario dunque va ai referendum e si impegna a sostenere tutte le reti della società civile che sono impegnate in questa battaglia.


martedì 17 maggio 2011

COSCIENZA PRECARIA E NUOVO WELFARE

San Precario

PRECARIATO, NUOVI DIRITTI E REDDITO DI CITTADINANZA
Il presidente dell’Inps,  lo scorso 6 ottobre, sulle pagine del Corriere della Sera ha chiosato al convegno dell’Ania e Consumatori: “Se dovessimo dare la simulazione della pensione ai parasubordinati rischieremmo un sommovimento sociale”. Sui quotidiani si evidenza che “questo significa che, mentre i lavoratori che entro 12 mesi raggiungono il diritto al pensionamento possono consultare online quanto riscuoteranno, per i precari l’incertezza sulle cifre è assoluta. I contributi che pagano oggi, ovvero il 26% del loro stipendio, finisce nelle casse dell’istituto di previdenza per pagare nonni e genitori. Non certo il loro futuro”.
Questa notizia dovrebbe farci riflettere sui cambiamenti in atto, sul fatto che i sindacati tradizionali non hanno ancora compreso l’importanza della tutela del nuovo soggetto centrale del paradigma produttivo della post-modernità, il precario, e che se non tentiamo di rappresentarci noi stessi e non proviamo a portare avanti le istanze di rivendicazioni di base per la vasta gamma di soggetti che rientrano nella categorie della precarietà, non ci sarà nessuno altro a farlo.   
Proprio perché il fordismo-taylorismo è terminato assieme al 20esimo secolo, bisogna prendere atto che la situazione sociale è completamente cambiata e non si può non prendere atto del passaggio del testimone epocale che è avvenuto senza dubbio almeno dai primi anni ’70: il soggetto rivoluzionario, la nuova figura destinata a rappresentare gli sfruttati non è più l’operaio-massa della Fiat e dei grandi complessi industriali ma è ormai rappresentata da quello che alcuni marxisti eretici avevano chiamato “l’operaio-sociale” già nei primi anni ’70.
L’operaio sociale è forte e presente più che mai, deve solo ancora acquisire la coscienza di classe. Chi è l’operaio sociale oggi? E’ il precario. Oggi, nella società della post-modernità, il precariato è ormai una condizione diffusa e provata per almeno un periodo della propria vita anche dai pochi che sono riusciti successivamente a lavorare con forme contrattuali più tutelanti sul piano dei diritti, cosa comunque ormai rarissima. Personalmente però credo che non sia la precarietà in sé a costituire il problema principale, non so quanti vorrebbero tornare al vecchio posto fisso, garantito ma spesso noioso e frustrante, ammesso fosse possibile nell’economia globale in cui viviamo e in un mondo dove la precarizzazione del lavoro, dei diritti, delle libertà è in piena attuazione, in un sistema economico che fa dello sfruttamento più brutale la sua caratteristica principale, in una finanza frenetica semi-virtuale, dove ormai i diritti dei lavoratori contano sempre meno. In Italia la vecchia sinistra, sindacati in testa, non riesce ancora a capire il cambiamento radicale del paradigma e continua perciò a giocare in difesa per quanto riguarda le politiche del welfare, concentrandosi esclusivamente su lotte per difendere conquiste antiche ma oggi sotto attacco, come il continuo slittare in avanti dell’età pensionabile, l’orario di lavoro nelle fabbriche… Gran parte delle risorse destinate al welfare sono spese per le casse integrazioni, per sussidi di disoccupazione a cui i precari non potranno nemmeno aspirare mai a chiedere, perché le caratteristiche per accedervi sono legate all’economia fordista del secolo precedente, non contemplano i contratti atipici cui sono sottoposti i nuovi precari e sono praticamente disegnati per tipologie di lavoratori corrispondenti ad un modello economico ormai superato. Oppure si spendono miliardi per la formazione professionale che spesso consiste in corsi di formazione fantasma o nel migliore dei casi, inutili, quando non sia invece puro sfruttamento gratuito di manodopera altamente scolarizzata, che per tentare di entrare nel mondo del lavoro ormai passa da un master (a pagamento) a uno stage gratuito sempre più spesso.
Nell’epoca dell’operaio sociale non è più la produzione materiale di beni fisici l’elemento centrale dell’economia, ma la produzione intellettuale ed il lavoro cognitivo. I precari di oggi assorbono conoscenze e saperi e li diffondono nella società, perciò producono ricchezza, contribuiscono all’arricchimento generale. Gli individui nel loro vivere insieme producono ricchezza, e se tutti noi provochiamo ricchezza mentre viviamo, cooperando tra di noi nei più svariati campi, è giusto che tutti noi riceviamo un compenso per questa ricchezza prodotta tramite la cooperazione. Mentre viviamo produciamo saperi, conoscenze, raffiniamo tecniche collettive, produciamo valore.
Si tratta perciò di elaborare un nuovo welfare, che ruoti intorno all’idea di una società solidale. Le nuove tecnologie possono aiutarci a lavorare meno e ad avere più tempo libero. Ad esempio i servizi di cura alle persone devono essere intensificati, è assurdo che i nostri anziani debbano passare la vecchiaia in strutture tristi e alienanti, mentre potrebbero godere del calore di una comunità che li circonda.  
I precari sono ormai sempre di più e una delle prime rivendicazioni di questo blocco sociale deve essere il reddito di cittadinanza. Il reddito di cittadinanza o di esistenza dovrebbe, conformemente al paradigma attuale, essere diritto di tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro situazione lavorativa. Questo per le ragioni sopra esposte, oltre che per altri motivi che è troppo lungo qui illustrare. Certamente non è possibile passare dal regime attuale di assenza totale di supporto finanziario ai precari e di mezzi che li tutelino nei periodi di disoccupazione forzata, al reddito di cittadinanza universale. Bisognerà passare per delle fasi intermedie che contemplino inizialmente solo un reddito minimo per tutti coloro che si trovino senza un’occupazione, per qualsiasi motivo e indipendentemente dal lavoro svolto o meno in precedenza, per cui lo studente che esce dall’università e magari dal dottorato, non deve poi accettare anni di stage non pagati o borse di studio mortificanti, master ultra-costosi per poi magari doversi arrendere e fare il cameriere nel week-end fino ad abbandonare tutto perché con le mance guadagna molto di più e anche lui in fondo magari nel frattempo si è formato una famiglia. Tutti coloro che hanno la partita Iva potrebbero contare su un minimo income nei periodi di crisi, tutti coloro che lavorano a progetto o con contratti a tempo devono avere la garanzia di una continuità nel loro reddito, così da eliminare gli aspetti più deleteri della precarietà: l’incertezza esistenziale, l’angoscia per il futuro…………
Sul piano pragmatico il reddito di cittadinanza è un’opzione realizzabile, e una sinistra che voglia ritrovare una ragione di esistenza dovrebbe puntare molto sull’istanza del reddito per tutti i disoccupati, nella cornice di un progetto complessivo per un nuovo welfare che prenda atto del cambiamento del paradigma lavorativo e produttivo. Il terzo settore, il settore della cura alle persone, dell’ assistenza sociale e della solidarietà potrebbe diventare un settore che crea lavoro e benessere per tutta la società.    
D’altra parte l’esistenza di un reddito di cittadinanza, ma anche solo di un semplice reddito minimo garantito come primo passo, avrebbe effetti positivi anche per i lavoratori dei settori tradizionali del lavoro materiale, perché non ci sarebbero più i tanti disperati che oggi accettano un lavoro per pochi soldi: se una persona riceve una cifra al mese, difficilmente sarà disponibile a farsi sfruttare per meno o per la stessa cifra o anche per una leggermente superiore. In questo modo molti dei conflitti tra poveri che caratterizzano le società moderne e l’Italia in modo particolare scomparirebbero.
Questa misura così importante potrebbe essere sovvenzionata da una tassazione sulle rendite da introdurre, tagliando dalle spese militari, combattendo seriamente il lavoro nero e l’evasione fiscale.
Fatte queste considerazioni teoriche, credo che l'area di San Precario nelle sue varie articolazioni, proprio per la sua composizione sociale, sia il soggetto politico che meglio potrebbe rappresentare queste istanze e, chiedo venia ma sono anche convinto che il soggetto politico che può e dovrà fare da ponte fra le istanze dei cittadini, dei movimenti sulla precarietà, dei precari e le istituzioni e quindi la traduzione in legge di istanze sociali, sia il movimento-partito "Sinistra Ecologia Libertà", che non a caso, ha nel suo programma il reddito minimo e che vede Vendola e l'area politica che lo circonda, in buona parte, finalmente liberi dalle zavorre mentali della sinistra storica comunista rispetto alla "sacralità" del lavoro (salariato). Se in Sinistra Ecologia Libertà prevarrà l'orientamento più "movimentista" e "giovanile", SEL diventerà (e in parte già lo è) uno dei soggetti più impegnati nella lotta ai danni della precarietà e per un nuovo welfare, che però non vada togliendo e mettendo padri contro figli, come vorrebbero certi figuri anche a sinistra (?) come il prof.Ichino, o come predicano le destre tutte, da Fini a Casini alla Lega a quei qualunquisti dei grillini, neo-liberisti da strapazzo (Berlusconi non pervenuto perché non pensa...poi la precarietà che vuoi che sia in confronto alla Minetti o a Ruby?) Cominciamo a far sì che la discussione diventi centrale sui massmedia mainstream oltre che sul web, elaboriamo una piattaforma rivendicativa da sottoporre a sindacati tradizionali e di base, creiamo nuove alleanze con altri precari organizzati e mettiamo queste istanze all’inizio della nostra agenda politica. L’obiettivo minimo da raggiungere nella fase attuale è quello di un assegno per tutti i disoccupati, a prescindere dai contratti che abbiano avuto in precedenza. Questa misura è già presente in tutta Europa e solo Italia e Grecia non prevedono tale fondamentale ammortizzatore sociale, poniamolo al vertice delle nostre rivendicazioni! Continuità di reddito per i precari!